Interviste ai candidati-sindaco. Traglio: «Basta con la Como di sughero»
Politica

Interviste ai candidati-sindaco. Traglio: «Basta con la Como di sughero»

Traglio con altri due candidati alle primare del Pd: Vittorio Mottola (a destra) e Mario Forlano

Si definisce «imprenditore e pragmatico» ma ha scelto di fare il sindaco di Como (o almeno di provarci) e di confrontarsi, inevitabilmente, con il mondo della politica. Maurizio Traglio, 61 anni, è il candidato del centrosinistra. Ha vinto le primarie del Pd abbastanza facilmente e adesso tenta di prendersi il governo della città.

Quando ha deciso di candidarsi? E perché? E la spaventa la mancanza di esperienza?   «Ho deciso quando mi sono reso conto che Como aveva un problema di identità e di svolta. Sono tornato a lavorare qui nel 2009 e ho trovato una città senza capacità propulsiva, una città-sughero capace soltanto di galleggiare e andare con la corrente».

Lei notoriamente è un uomo ricco, un imprenditore. Molti dicono che la sua adesione al centrosinistra sia di facciata, strumentale. «Ciò che ho guadagnato nella vita è frutto del mio lavoro e un po’ della mia fortuna. Ho già detto, e lo ripeto, di aver scelto il Pd in quanto unico partito capace oggi di innovare lo scenario sconfortante della politica italiana. Il Pd di Renzi ha dato finalmente respiro a un Paese soffocato da una politica con una p minuscola».

La sinistra sociale e quella radicale hanno tuttavia preso le distanze da lei, qui a Como. «Penso che rientri nella libertà di scelta di ciascuno decidere con chi allearsi. Da parte mia, cerco sempre il dialogo con tutti, sono sempre stato e rimango disponibile a parlare e a condividere progetti. Ovvio che su alcuni argomenti le posizioni siano distanti, ma sui grandi temi ci si può trovare».

Se dovesse andare al ballottaggio potrebbe pensare a qualche apparentamento? O l’ipotesi è da escludere? «Non escludo nulla perché sono dell’idea che si debba tenere sempre aperto il dialogo. E con tutti. Non mi sono posto il tema, ma qualora dovessi andare al ballottaggio valuterò in modo pragmatico le condivisioni dei temi. Celeste Grossi e Bruno Magatti hanno la mia stima».

Ma per lei la politica che cos’è realmente? «La politica è dedicare attenzione, energie e risorse a un progetto. È restituire a una comunità le competenze acquisite. Ed è anche desiderio di modificare le condizioni attuali».

E il potere? «Il potere è la condizione grazie alla quale riesci a essere influente». Le faccio questa domanda perché qualcuno sostiene che lei sia espressione dei poteri forti di Como. È così? «Bisogna innanzitutto fare chiarezza su che cosa siano e se esistano davvero questi poteri forti. Per far svoltare la città e il Paese dobbiamo essere intercettori di risorse e investimenti; un sindaco, un premier o qualunque altra figura istituzionale che sia anche interlocutore di sistema deve farsi garante di questi potenziali investimenti. Parlare di poteri forti tende a svilire o a mettere in cattiva luce le buone relazioni che un sindaco o un amministratore pubblico deve avere con chi investe. È una definizione che non mi piace. Mi ricorda quando, tentando di salvare Alitalia, qualcuno ci definì “capitani coraggiosi”».

A proposito, si è pentito di aver investito in Alitalia? «Pentito è un eufemismo. Per me è stata una grande esperienza, ho imparato tante cose, ma se tornassi indietro non lo rifarei». Non lo rifarebbe per i soldi o per come è andata a finire? «Per il vile denaro. Non si può pagare così cara un’esperienza. Una cosa del genere metterebbe in ginocchio chiunque».

A proposito di poteri forti, qual è il suo rapporto con l’ex presidente della Camera di Commercio, Paolo De Santis? «È un mio carissimo amico, una persona che stimo moltissimo». È vero che dietro la sua candidatura c’è una scelta concordata con De Santis? «No. Paolo è una persona che ha dato moltissimo alla città, lo ha dimostrato quando ha lavorato in giunta a Palazzo Cernezzi e poi in Camera di Commercio, trascurando anche le cose che lo riguardavano. Gli devo la presidenza di Como Venture, perché fu lui che mi chiamò. E gli devo anche il ritorno a Como. È una persona capace di avere visioni, una persona a cui la città deve molto. Chi attacca De Santis trascinandolo, ad esempio, nella polemica sulle paratie mi sembra che tenti esclusivamente di colpire me attraverso lui, e la cosa non mi piace».

Lei non ha ancora completato il trasferimento della residenza in città. Sarà l’unico candidato che non voterà l’11 giugno. Lo considera politicamente significativo? «Il significato amministrativo della residenza è importante e lo rispetto, ma non è la sostanza di un impegno. È molto più importante voler bene a questa città».

Chi vincerà le elezioni? «Vincerà il candidato sindaco che riuscirà a restituire ai cittadini competenza, passione, squadra, progetto». Pensa di avere tutto questo? «Assolutamente sì».

Da. C.

5 giugno 2017

Info Autore

Redazione Corriere di Como

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Archivio
settembre: 2018
L M M G V S D
« Ago    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto