Interviste ai candidati-sindaco. Magatti: «Io, maestro contro gli imperatori»
Politica

Interviste ai candidati-sindaco. Magatti: «Io, maestro contro gli imperatori»

Siede a Palazzo Cernezzi da quasi un quarto di secolo, cita il Vangelo e si considera un veterano pronto ad accompagnare i giovani nell’impegno politico a favore della città, ma per ora non intende farsi da parte. Anzi, assessore uscente nella giunta di Mario Lucini, si candida alla carica di sindaco con una nuova lista, “Civitas – Progetto città”, che porta anche il suo nome.
Bruno Magatti, 65 anni, è stato consigliere comunale della lista Paco dal 1994 al 2012. È assessore all’Ambiente e alle Politiche sociali.
Lei è il politico più longevo di Palazzo Cernezzi.
«Non sono l’unico, Francesco Scopelliti (anch’egli candidato sindaco, ndr) è veterano come me: è entrato per la prima volta in consiglio comunale nel 1994».
Da allora come è cambiata la città?
«È cambiato il mondo, in maniera molto rapida, e soprattutto sono cambiati gli strumenti con cui le persone interagiscono. È aumentata la velocità con cui le notizie si diffondono, anche quelle fasulle, e i tempi di reazione si sono ridotti. Tutto è diventato urgente, a discapito delle analisi accurate e approfondite. E tutti pensano di sapere tutto».
Anche la politica è mutata?
«Nel 1994 anche a Como comparve per la prima volta Forza Italia, ora siamo al dopo Berlusconi, siamo nel Renzismo che in realtà ne rappresenta la continuità».
E la città di Como?
«È diventata un’appendice del mondo. Oggi siamo costretti a declinare a livello locale le tematiche internazionali, come nel caso dei migranti. Ciò però non deve ridurre l’autonomia e l’autorevolezza dei territori nei rapporti con le istituzioni regionali, nazionali ed europee. Io, per esempio, ho cercato di dare suggerimenti al governo sulla gestione dei minori non accompagnati. Attendo però ancora una risposta».

Immagino che lei non condivida la posizione di chi sostiene che gli amministratori uscenti non dovrebbero ricandidarsi perché corresponsabili dei problemi irrisolti della città.
«Viviamo nell’epoca della cosiddetta “rottamazione” che non mi sembra però aver sostituito determinate persone con altre di maggiore qualità. Al di là delle posizioni che si possono avere, c’è il problema del passaggio delle idee e dei valori tra generazioni, una volta delegato ai partiti, ora non più. Oggi tutti pensano di sapere già tutto».
Che cosa bisogna trasmettere agli altri, ai giovani?
«Che tutti noi siamo cittadini e, come tali, siamo tutti portatori di diritti ma anche di responsabilità e dobbiamo dare il nostro contributo per costituire una comunità coesa. La partecipazione è un tema fondamentale. Ho attivato una serie di consulte, sugli stranieri, gli anziani, i disabili e i minori, proprio per condividere le informazioni, conoscere i bisogni e cercare soluzioni. Nel caso dei migranti, questa azione inclusiva ha fatto emergere una solidarietà e una capacità di risposta che è andata al di là degli schieramenti politici».
Si è dato un limite temporale entro cui concludere la sua esperienza politica?
«Il motivo per cui mi sono ricandidato è conseguente all’offerta politica che si è generata. C’era una fetta molto ampia di problematiche che secondo me non trovava risposta adeguata. Io non avevo ambizioni nè velleità di scendere di nuovo in campo, ho risposto a tante sollecitazioni arrivate da numerosi ambienti. Sono tutt’altro che un narcisista compiaciuto, sono realista, non mi ritengo indispensabile, ma per indole e per la mia storia personale faccio mie le parole del Vangelo: “Se qualcuno ti chiede di fare con lui un miglio, tu fanne due”. Ecco, io accolgo questo invito. Se qualcuno mi chiede di accompagnarlo, vuol dire che ha bisogno di me».
Perché non ha voluto partecipare alle primarie del Pd?
«Io non mi sono riconosciuto nel percorso fatto dal Pd, Traglio è il candidato scelto dal Pd, le primarie sono state interne al Pd. Nè mi riconosco in un’operazione tutta a sinistra, che non appartiene alla mia storia. Non credo a chi dà risposte miracolistiche né ai salvatori della Patria. I problemi sono complessi e vanno affrontati insieme, l’ho visto per l’inquinamento dell’aria, dove si lavora a livello interregionale. Non servono imperatori che si ritengono indispensabili per tutti e tutto».
Per questo si ricandida?
«Io mi metto a disposizione per essere un’interfaccia, anche nei confronti di un’altra generazione. Per prendere la patente occorre avere accanto un istruttore».
Si vede che è stato docente…
«Ovviamente sì, ho sempre lavorato per generare l’autonomia delle persone, con l’obiettivo di far attivare le intelligenze facendo sì che ciascuno scopra le proprie attitudini. L’esatto contrario di quello che vorrebbero gli imperatori».
Se il centrosinistra non dovesse vincere, l’accuseranno di aver favorito il centrodestra…
«Con il referendum costituzionale del 4 dicembre mi sembra che il Paese abbia detto che non voleva assi-pigliatutto. Io non accetto i ricatti di chi dice “io sono il male minore, vieni con me altrimenti vince l’antipolitica”. Preferisco un prodotto artigianale, più genuino. E poi che insegnamento daremmo ai giovani se dicessimo loro di aderire a proposte del tipo “prendere o lasciare”? È un tema delicatissimo».

7 giugno 2017

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