I dubbi sono tanti. Le incertezze sul “quando”, così come i “se” e i “ma” affollano, in queste ore, i discorsi dei frontalieri.
Il nuovo accordo di imposizione fiscale, dopo la cancellazione dell’obbligo del casellario giudiziario, inizia infatti a inquietare le notti di quanti lavorano oltreconfine. Ed ecco, inevitabili, comparire anche le prime analisi, per quanto possano essere attendibili, che parlano di una tassazione che potrebbe arrivare a incidere sul reddito annuo di un frontaliere per circa due mensilità. «Sono risultati di proiezioni fatte di recente – spiega Andrea Puglia, responsabile ufficio frontalieri dell’Ocst (Organizzazione cristiano sociale ticinese) – Anche se non possono ancora essere considerate certe. Ovviamente l’imposizione fiscale aumenterà. Dopo la cancellazione tanto attesa, del casellario, ora saranno decisivi i tempi del nuovo accordo». Certo l’attuale situazione politica inciderà. Bisognerà vedere quando si andrà al voto. Se a settembre e «in quel caso, dell’accordo si parlerà dopo, o se invece si arriverà a fine legislatura. Un tema caldo come questo potrebbe essere difficile da gestire in campagna elettorale», dice Puglia. In ogni caso sarà proprio il tempo a giocare a favore dei frontalieri. «Firmata l’intesa infatti ci vorranno i decreti attuativi da parte di Camera e Senato. Difficilmente dunque l’accordo entrerà in vigore nel 2018. Presumibilmente nel 2019, forse 2020. Inoltre più volte il Governo ha detto che saranno garantiti 10 anni di gradualità nell’applicazione dell’accordo e si potrà lavorare per modificarne l’ impatto», chiude Puglia. Tante le specificità che dovranno essere delineate. «Per quanto riguarda l’aumento della tassazione a carico dei frontalieri, non si può dare una percentuale di incremento indicativa perché è molto soggettiva, dipende anche dalle detrazioni di cui può godere il lavoratore frontaliere in Italia. In linea di principio, fino a 30-40mila franchi gli aumenti saranno contenuti, ma dai 70mila franchi in su, se il lavoratore ha carichi familiari, l’aggravio diventa molto pesante», interviene Alessandro Tarpini, segretario nazionale dei frontalieri per la Cgil.
«Il timore ovviamente tra i frontalieri esiste – dice Carlo Maderna, responsabile dei frontalieri per la Cisl – ma non bisogna tralasciare le specificità di questi lavoratori e i tanti aspetti ancora da determinare, come la franchigia (l’accordo preliminare prevede che la franchigia, per abbattere l’imponibile, sia di 7.500 euro, i sindacati ne chiedono 12mila), le quote delle tasse da pagare, la gradualità della definitiva entrata a regime dell’accordo. Siamo invece molto soddisfatti per l’eliminazione dell’obbligo del casellario giudiziario, un aspetto discriminatorio rispetto al frontaliere che magari aveva fatto un piccolo sbaglio 20 anni prima e si trovava così escluso». Precise infine le richieste in arrivo dalla Cgil. «Noi chiediamo che vengano rivisti alcuni punti: il livello della tassazione, i tempi di applicazione e la franchigia fiscale. C’è poi un altro aspetto da considerare: i tempi di applicazione dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera non sono rapidi. Se anche il governo italiano dovesse firmare l’accordo preliminare del 2015, siccome è un trattato internazionale, sarà necessario un iter legislativo lungo. Per avere un’idea dei tempi necessari, bisogna ricordare che l’accordo oggi in vigore, quello del 1974, è stato sì firmato nel 1974 ma è entrato in vigore 4 anni dopo, nel 1978», chiude Tarpini.