Perquisizioni all’alba di ieri nelle abitazioni di tutti e tredici gli esponenti di estrema destra e appartenenti al Veneto Fronte Skinheads che hanno partecipato all’irruzione, martedì 28 novembre, durante la riunione di Como Senza Frontiere.
I provvedimenti sono stati disposti dalla Procura di Como, che coordina l’indagine, e sono stati eseguiti dagli agenti delle Digos di sei diverse Questure del Nord Italia. Oltre che la “polizia politica” di Como infatti sono state coinvolte quella di Brescia, di Genova, di Lodi, di Mantova e di Piacenza, ovvero tutte le province di residenza dei tredici partecipanti al blitz messo in atto pochi giorni fa in una sala del Chiostrino di Sant’Eufemia.
Si tratta come detto di tredici persone, che sono finite sotto inchiesta per violenza privata in concorso.
L’operazione è stata coordinata dal Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno della Direzione centrale della polizia di prevenzione.
«Si è trattato di un intervento che non ha coinvolto soltanto la Digos di Como, ma quelle delle sei province di residenza del gruppo che ha fatto irruzione in città», ha spiegato il questore di Como, Giuseppe De Angelis, nel corso di una conferenza stampa convocata ieri negli uffici di viale Roosevelt.
«Diversi soggetti erano già noti per aver commesso reati contro le leggi dell’ordine pubblico, danneggiamenti e oltraggio a pubblico ufficiale. Molti di loro avevano subito anche provvedimenti di Daspo (divieto di assistere a manifestazioni sportive ndr), in alcuni casi ancora in corso» ha detto sempre il questore De Angelis.
«Grazie al decreto di perquisizione disposto dalla Procura – ha poi aggiunto – abbiamo potuto reperire materiale che potrà ora essere utile per sostenere il reato per cui i tredici sono indagati, ovvero violenza privata, aggravata dal numero di persone». In particolare, sono stati sequestrati, nelle case dei tredici skinheads, materiali informatici ora al vaglio degli esperti della Digos e degli uomini della Direzione centrale della polizia di prevenzione. «Abbiamo preferito dare una risposta veloce all’evento – ha detto sempre il questore – e soprattutto abbiamo anche attinto a tutte le possibilità che la legge offre riguardo le misure di prevenzione».
Ai dieci indagati che non abitano in provincia di Como è stato dato un foglio di via obbligatorio, con il divieto di rientro a Como per tre anni.
«Un po’ più grave e importante la misura nei confronti dei tre comaschi – ha spiegato sempre il questore – Si tratta di un invito verbale a una condotta più rispettosa delle leggi, che in caso di mancato rispetto, può portare anche all’applicazione di una sorveglianza speciale, fino all’arresto».
Le perquisizioni sono state disposte anche per accertare se l’iniziativa comasca rientri in una più articolata strategia di azione degli skinheads. La polizia è in allerta anche in vista della manifestazione di sabato.