Un grande della musica italiana legato al Lario e al suo territorio. Il 1° gennaio del 1997 moriva Ivan Graziani. Un artista che in tanti hanno ricordato in questi giorni. Il suo periodo comasco merita di essere conosciuto. Graziani, infatti, ha a lungo collaborato con la coppia principe della musica italiana, Mogol-Lucio Battisti, che aveva la sua base allo studio Mulino, ad Anzano del Parco.

Battisti e Graziani si conoscevano dalla fine degli anni ‘60: una collaborazione diventata effettiva nel 1975, quando l’autore di “Pigro” e “Monna Lisa” fu chiamato in Brianza per suonare chitarre mandolino nell’album “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera”. E i primi album di successo di Graziani furono registrati proprio ad Anzano del Parco: “I lupi”(1977, conteneva la famosa “Lugano addio) e lo stesso “Pigro”, nel 1978, Sempre la località dell’Erbese in quel periodo ospitò la registrazione di “Ullalà”, di Antonello Venditti, con Graziani alle chitarre.

Peraltro il cantautore scomparso il 1° gennaio del 1997 ha dedicato a una storia di confine italo-svizzero uno dei suoi brani più famosi, “Lugano addio”. «Ci recavamo spesso in Canton Ticino – ha ricordato qualche anno fa Anna Bischi, la moglie di Graziani, in una intervista al nostro giornale – Superare la dogana aveva il suo fascino, non come oggi, che è cosa normale. Le frontiere separavano davvero due Paesi. Ci facevano scendere dalla macchina e ci perquisivano. Una volta a Chiasso hanno preso nostro figlio e l’hanno praticamente sequestrato. Continuavano a chiedergli se noi fossimo i suoi veri genitori e lui piangeva».

«A Como avevamo amici – aveva aggiunto la moglie – Ricordo bene il periodo ad Anzano, quando Ivan era impegnato a registrare e io mi muovevo verso la città. Era una situazione particolare, perché si lavorava, ma la struttura dava anche la possibilità di dormire e si mangiava sul posto. Mio figlio Tommaso giocava con Luca, il figlio di Battisti. La cuoca era la moglie del custode. In un’occasione vi fu un’allu – vione, con lo studio inondato e tavoli e strumenti che galleggiavano».

Massimo Moscardi