Grande festa in viale Geno per la promozione della squadra di pallanuoto. L’uomo simbolo del salto è il suo tecnico.
Un sogno costruito in poco più di un mese: «Ho pianto e non ho dormito»

Gli sportivi sono un popolo di scaramantici. Vietato mettere, prima di una partita importante, una bottiglia di spumante nel borsone per festeggiare. Vietato portarsi il cambio d’abito per un allenatore che rischia di finire in doccia, in piscina o nel lago vestito per celebrare una vittoria. Stefano Pozzi, 50 anni, per tutti Tete, mercoledì sera a Muggiò per la sfida decisiva di finale per la serie A2 di pallanuoto contro Sturla è arrivato con il cambio di vestiti. Ha messo nell’armadietto prima del match anche lo smartphone, il P9 nuovo, poi è stato a bordovasca a dare le direttive. Alla fine è davvero finito vestito in piscina.

Tete Pozzi può. Lui a Como è la pallanuoto, è la Como Nuoto. Nella società di viale Geno è arrivato quando aveva 3 anni e, se si esclude una parentesi a Vigevano di 7, questa è sempre stata la sua seconda casa. Da giocatore negli anni Ottanta raggiunse la prima storica serie A1. Da allenatore ha fatto 5 promozioni e 2 retrocessioni, compresa quella dolorosa del 2010 in B, dopo 25 anni tra A1 e A2.
Pozzi può, perché solo lui poteva costruire l’ultima promozione della Como Nuoto in un mese e dieci giorni. Il 5 maggio di quest’anno, data triste per i napoleonici e gli interisti, al tecnico, da anni responsabile dei team in rosa, viene chiesto di guidare la B maschile. E poi?
«È stata un’esperienza bellissima. Un’emozione immensa. L’altra sera ho pianto – dice Tete Pozzi – Non ho dormito tutta la notte. Ho allenato in tutte le categorie possibili, ho anche vinto, spesso, ma un’emozione così, condensata in un mese, non l’avevo mai vissuta».
Del resto conosceva molto bene i suoi giocatori.
«Tranne due, li ho avuti tutti dall’Aquagol. Ho lavorato per saldare il gruppo. Ci siamo allenati meno – ricorda Pozzi – un’ora e una quarto al giorno contro le 2 e mezza canoniche. Dovevo solo dare fiducia alla squadra».
Quando si è capito che ce l’avreste fatta?
«Quando ho iniziato a rivedere tutti agli allenamenti e i giocatori hanno iniziato a chiedermi soluzioni di gioco. Avevo uomini di alto livello e lo sapevo».
La società del presidente Mario Bulgheroni, tra l’altro padre di uno dei protagonisti della promozione, Andrea, uno dei senatori, cosa ti aveva chiesto?
«Mi ha lasciato lavorare con grande serenità, come sempre – dice Pozzi – La forza della Como Nuoto di quest’anno è stato il clima di forza e di volontà. Vedere l’altro giorno la piscina di Muggiò con la tribuna piena, di mercoledì, e non per un derby è stata una gioia pazzesca».
E adesso?
«Devo pensare alle donne, siamo primi a livello regionale in tutte le categorie».
E la serie A2 con gli uomini?
«Io faccio il professore di ginnastica, ho una famiglia, due figlie di 9 e 10 anni, non si può arrivare dappertutto – dice Pozzi – A ottobre farò 51 anni e si sentono tutti. Ecco, io oggi preferisco insegnare la pallanuoto, più che allenarla».
La festa promozione in viale Geno, intanto, continua.
Paolo Annoni

La promozione
Dopo due anni di purgatorio in serie B la Como Nuoto ritorna in A2 a quasi 4 anni dalla storica promozione in A1. «La tristezza per la rinuncia a disputare il massimo campionato nel 2015 è oggi ampiamente ripagata da questa promozione in cui pochi credevano – si legge nel comunicato diffuso dalla società di viale Geno – Ma questo gruppo di ragazzi ha tirato fuori dal cilindro un finale di stagione memorabile con questo bellissimo epilogo. Davanti a oltre 600 persone la squadra di Tete Pozzi ha saputo tenere i nervi saldi e avere la giusta lucidità per sconfiggere in gara 2 lo Sturla per 5-4 e ottenere l’insperato risultato. Un grazie a tutti i ragazzi
e allo staff tecnico che li ha condotti in questi due anni»