Ritrova due buoni postali fruttiferi del valore di 50 milioni di lire – datati 1986 – e li porta all’incasso. L’ufficio postale esegue un conteggio e offre un rimborso da 806mila euro. È la singolare vicenda accaduta a una donna di 42 anni, di origini trentine ma residente a Como, lavoratrice precaria di un call center. La storia ha però un epilogo diverso da quello che si potrebbe pensare, ovvero l’incasso della somma.

La vicenda parte a metà settembre quando la donna, dopo la morte dello zio paterno – deceduto celibe e senza figli – eredita una casa al cui interno, sistemando alcune foto di famiglia, trova due buoni postali fruttiferi del valore di 50 milioni di lire ciascuno, emessi in suo favore, nel 1986, dallo zio, padrino di battesimo e comunione e imprenditore benestante, in occasione della Prima Comunione della ragazza che all’epoca aveva 11 anni e non sapeva nulla.

La donna, come detto, si è recata all’Ufficio postale dove gli è stato fatto un conteggio dei buoni postali dalla data di emissione (23.04.1986) alla data del ritrovamento (18.10.2016), con un conguaglio totale di 806.838 euro offerto come rimborso. A questo punto entra in gioco lo studio associato De Angelis Pallota che prende in carico la situazione. «In realtà ad un più attento esame dei buoni con i relativi tassi di interesse ci si rende conto che la somma offerta dalle Poste è quasi la metà di quella alla quale avrebbe diritto il risparmiatore – scrivono dallo studio – Abbiamo fatto contabilizzare i buoni da un nostro commercialista ed è risultato un valore di 1.438.578 euro alla data del 15 novembre 2016. Sarà notificato alle Poste italiane e al ministero dell’Economia, una diffida a pagare questa somma».