In tempi di esami, la promozione a pieni voti dell’Università dell’Insubria nel XX Rapporto AlmaLaurea sul Profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati «parte da lontano», spiega la professoressa Barbara Pozzo, direttrice del Dipartimento di Diritto Economia e Culture (Didec) e coordinatrice del Dottorato in Diritto e Scienze umane.
«Si tratta di risultati importanti che tocchiamo con mano ogni giorno, anche con altri dati, a iniziare dalle iscrizioni – spiega la direttrice – Nel Dipartimento contiamo oltre 2.200 iscritti, una costante negli ultimi cinque anni, laddove c’è invece chi ha perso studenti. Manteniamo anche un numero elevato di stranieri, in questo anno accademico sono 23 i comunitari e ben 146 gli studenti da Paesi extra Ue».
«Credo che l’Insubria sia riuscita a ritagliarsi ormai con autorevolezza un suo ruolo nel panorama accademico italiano ed europeo. Da noi gli studenti vengono seguiti con grande attenzione. La matricola non si sente persa tra migliaia di altri, come potrebbe avvenire alla Statale di Milano o in un’altra grande università – dice la professoressa – Io ho frequentato la Statale, ero una delle 4.500 iscritte al primo anno».
Grande, come anticipato, anche la spinta verso l’internazionalizzazione dell’ateneo e l’appeal, per chi frequenta l’Insubria, a vivere un’esperienza all’estero. «La nostra università raddoppia la borsa di studio dell’Erasmus – spiega Barbara Pozzo – Abbiamo un progetto molto ben articolato, grazie alla collaborazione di diverse sedi estere. Riusciamo ad accontentare praticamente tutti gli studenti che vogliono aderire al progetto. A Milano vi sono liste di attesa lunghissime e la borsa di studio è quella, non è previsto il raddoppio».
Dal rapporto AlmaLaurea risulta anche che gli studenti dell’Insubria si laureano prima dei colleghi di altre università. L’età media alla laurea, infatti, è pari a 25,5 anni per il complesso dei laureati (24,8 anni per i laureati di primo livello e 26,9 anni per i magistrali biennali), mentre la media nazionale è 26. Un percorso accademico che avviene nei tempi previsti, visto che 61,1 laureati su cento terminano l’università in corso, contro una media del 51,1% a livello nazionale.
«È un altro segno di come lo studente da noi venga seguito quotidianamente, grazie alla dimensione stessa dell’Università – sottolinea la docente – Vi è la possibilità di vivere in un clima sereno e costruttivo. Si tratta di un plus anche per le famiglie, per i genitori, che vivono con angoscia il percorso universitario dei figli quando questi iniziano ad andare fuori corso. Però, attenzione, qui non si regalano i voti. La media dei voti degli studenti dell’Insubria è inferiore ad altri atenei».
La direttrice parla ancora della recente riforma capillare di Giurisprudenza, dei rapporti con la Francia e della possibilità del doppio titolo per chi ha effettuato un percorso economico, con un solo anno aggiuntivo. «Si tratta di un’altra esclusiva dell’Università dell’Insubria», dice la professoressa Pozzo.
Nel Dipartimento Didec, nell’ultimo anno accademico vi sono state 74 domande di dottorato, un vero e proprio record, anche rispetto agli altri dipartimenti della stessa università. «Il segreto del nostro successo – aggiunge – è stata la capacità di creare delle nicchie di specializzazione che un’università più grande non è in grado di seguire. Per il futuro dobbiamo continuare a lavorare su queste caratteristiche, mantenendoci unici e originali».
Paolo Annoni

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