La notte magica è filata via liscia. Nessun intoppo – salvo un piccolo ritardo nell’avvio dello show che ha accorciato la scaletta – ma solo una gioia enorme per i fans e per il menestrello del lago.
I ricordi e le emozioni rimarranno invece nella testa e nel cuore ancora a lungo. E così, dopo aver gioito per l’enorme successo del concertone di San Siro, ecco un Davide Van De Sfroos, il giorno dopo l’evento, pronto a parlare di quello che un tempo sembrava un sogno e che oggi è già il passato.

Il cantante risponde al telefono nel pomeriggio di ieri: è sereno e ha dormito bene. «Sì, devo dire che sono riuscito a prendere sonno. Anzi ho riposato in maniera più serena – nonostante abbia dormito nel letto di mia figlia visto che avevamo ospiti a casa – rispetto agli ultimi giorni carichi di tensione», racconta Davide, ancora incredulo per quanto ha visto davanti ai suoi occhi una volta salito sul palco di San Siro. Per quei 20mila fan in delirio e pronti ad accompagnarlo in coro in ogni canzone.

«Dietro a questo mega evento ci sono sei lunghi mesi di intenso lavoro. E come tutti gli appuntamenti importanti della vita c’è un momento antecedente, in cui spingi al massimo e ti impegni al 100% per arrivare pronto e concentrato allo spettacolo e poi il dopo, quando ti puoi finalmente sedere e riflettere su quanto accaduto. E quanto successo ha del miracoloso. È vero, a cose fatte si è forse anche più indulgenti verso se stessi, ma la notte del 9 giugno ha avuto qualcosa di miracoloso», prosegue Davide, che è molto sincero e diretto nello spiegare il perchè di questa valutazione.

«Non bisogna dimenticare che io canto in dialetto, ho sempre battuto le vie secondarie (il riferimento immediato corre a quelle Backstreets cantate da Springsteen, uno che ben conosce l’impatto emotivo generato da San Siro), non sono come si dice oggi main-stream. Le radio non passano spesso i mie brani. Sono un cantante folk abituato ad esibirmi in ben altre location. Ecco allora che ritrovarsi davanti a 20mila persone ha del miracoloso. È qualcosa che va oltre la logica. E subito ti domandi: ma cosa ci fa qui tutta questa gente? E inevitabilmente riguardi indietro a tutta la tua vita musicale, a quanto hai fatto. E siccome sono umano, mi emoziono e sono assolutamente sbalordito da tutto questo affetto».

Un bagno di folla atteso, cercato e alla fine, in base alle parole del cantautore, centrato in pieno. La gioia nel vedere, in prima fila, tante persone conosciute e con le quali si è cresciuti, mescolati a tanti altri volti, tutti uniti dalla passione per questo cantastorie anomalo, ha emozionato un Van De Sfroos mai così soddisfatto. Ed è proprio sul palco, davanti alla sua gente, che Davide Van De Sfroos si sente a proprio agio.

San Siro o un «capannone isolato a margine di una festa di carnevale in un paesino della provincia non fa differenza. Certo sono situazioni difficilmente paragonabili ma quello che voglio dire è che la mia attitudine è sempre la stessa».
Il riferimento al capannone è reale e lo stesso cantautore lo ricorda.
«Nel 2015, dopo aver tenuto due concerti sold out a Milano per lanciare il disco Synfuniia, riarrangiato con la Bulgarian National Radio Simphony Orchestra, pochi giorni dopo con lo stesso spirito, ero a suonare in
questo capannone. Tornando a San Siro, su quel palco ho riportato la mia attitudine, la mia voglia di stare con la gente, di proseguire un percorso iniziato e mandato avanti insieme», dice Davide, che ricorda gli ultimi giorni prima dell’evento.

«È stata dura. Lo staff in questi mesi ha fatto tutto quanto era umanamente possibile per il concerto. E io, al pari, non mi sono mai tirato indietro per promuovere e sostenere questa data. Devo però ammettere che gli ultimi due mesi sono stati difficili e le ultime settimane molto stressanti. Fino ad arrivare a pochi giorni prima quando ho sentito il peso addosso. C’era il rischio concreto che la stanchezza potesse giocare brutti scherzi ma poi, una volta salito sul palco, ecco la liberazione: una scarica di energia e adrenalina che mi ha fatto scordare tutto e concentrare solo sulla musica. È stato un vero rito liberatorio. Un’esplosione di energia positiva», ricorda Van De Sfroos, che fa un passo avanti verso il futuro.

«Abbiamo aperto un varco. Questo concerto a San Siro per un cantante folk come me ha rappresentato una vera presa di coscienza. Sono, siamo riusciti, con tutti i limiti di cui parlavo prima, a radunare 20mila persone. Lo spettacolo è riuscito, a noi è piaciuto, ai fan anche. Perchè allora non pensare in futuro a ripetere l’iniziativa? Magari tra un anno o due. La strada è stata segnata, noi siamo pronti a tutto», spiega Davide, che scherzando rilancia. «E poi un altro spettacolo a San Siro è necessario, fosse solo per fare davanti al mio popolo “La curiera”».

 

La storica canzone di De Sfroos infatti non è entrata in scaletta. O meglio era prevista tra i bis ma poi, per motivi legati ai tempi, non è stata eseguita. «Non si tratta di una decisione motivata da chissà cosa. Semplicemente i bis previsti erano “La curiera”, “Ninna Nanna”e“La balera”. Lo spettacolo però, per alcuni problemi, è cominciato con una mezz’oretta di ritardo. Ci siamo dunque ritrovati allo scadere del tempo a nostra disposizione a dover fare una scelta. E a me, vista la situazione, il feeling creatosi e il momento, è parso più giusto eseguire “La balera”. E così è stato».
Adesso dunque è il momento per tirare il fiato, pensare, senza troppo stress, al futuro, ma soprattutto per godersi quanto fatto. «Il telefono continua a squillare, mi arrivano messaggi senza sosta. Sono felice. Non dobbiamo infatti scordarci chi siamo e da dove siamo partiti», chiude Davide.

Fabrizio Barabesi

LA GALLERY DELL’EVENTO (foto Massimo Moscardi)