«Il consigliere del Pd sbaglia completamente bersaglio: la Mostra della Follia che ho allestito a Mantova è stata sì finanziata dalla Regione con 350mila euro, ma ne ha fruttati 420mila, con un risultato netto di 70mila euro a favore del Comune». Sgarbi replica così alle parole del consigliere comunale del Pd Gabriele Guarisco che ha contestato il coinvolgimento del noto critico d’arte nella definizione delle politiche culturali di Palazzo Cernezzi. «Faccio anche notare – aggiunge Sgarbi – che la mia curatela per la rassegna di Mantova è stata gratuita, nella mia veste di ambasciatore delle Belle Arti di Regione Lombardia per Expo. I visitatori sono stati 58mila, il Palazzo della Ragione di Mantova è stato riqualificato dal punto di vista degli allestimenti e tuttora ospita mostre. Invito Guarisco a informarsi. E se proprio vuole occuparsi di conti, analizzi quelli milionari dell’Expo».

Sgarbi, ricordiamo, è giunto giovedì in città per un incontro con il sindaco Mario Landriscina per discutere con lui come rianimare le iniziative culturali nel capoluogo lariano. Il critico d’arte ha proposto di realizzare una grande mostra sull’Astrattismo a Palazzo Terragni, l’edificio razionalista che oggi ospita il comando provinciale della guardia di finanza. Guarisco ha commentato la proposta ricordando che «già altrove, da consulente, Sgarbi ha portato con sè non solo costi sostenuti ma anche polemiche», facendo riferimento «all’esposizione del suo Museo della Follia a Mantova, per cui la Regione ha impegnato 350mila euro ai tempi dell’Expo».

Il critico d’arte, va ricordato, era stato nominato dal presidente Roberto Maroni ambasciatore delle Belle Arti di Regione Lombardia per Expo nel 2015. La Regione gli aveva messo a disposizione 900mila euro per realizzare rassegne di arte in tutta la Lombardia nell’anno dell’esposizione universale. «Ne abbiamo allestite cinque – spiega Sgarbi – Sarebbe stato bello farle in tutte le province lombarde, Como compresa, ma penso che, con la cifra che avevamo a disposizione, abbiamo fatto il massimo». Le cinque rassegne d’arte sono state organizzate al Palazzo della Ragione di Mantova, al Pirellone, al Museo Bagatti Valsecchi di Milano, a Villa Bagatti di Varedo e al Vittoriale di Gardone Riviera, sul lago di Garda.

Ma torniamo in riva al Lario. Tra le potenziali sedi per ospitare le prossime grandi mostre, vista l’indisponibilità di Villa Olmo per i lavori di restauro programmati e tenuto conto delle difficoltà emerse per Villa Erba, a Cernobbio, e Palazzo Terragni, ve ne sono un paio di grande fascino: Villa Geno e Villa Giovio. Si tratta però di strade entrambe difficilmente percorribili. Villa Giovio è una dimora di fine Settecento, immersa in un magnifico parco a Breccia, ma è di proprietà dell’Inail, seppure inutilizzata da anni. Non è dunque nelle disponibilità del Comune e andrebbe inoltre valutata la sua adeguatezza dal punto di vista dei requisiti necessari per ospitare una mostra. Villa Geno, anch’essa costruita alla fine del Settecento ma in riva al lago, con una collocazione simile a quella di Villa Olmo, è di proprietà comunale ma presenta un altro tipo di problema: è stato assegnato in gestione a una società che si occupa di ristorazione.

«L’edificio è bello, ha dimensioni interessanti, si trova in uno dei punti più affascinanti della città e penso sia adeguato visto che già ospita decine di persone in occasione di feste, eventi e ricevimenti – premette l’ex assessore al Patrimonio, Marcello Iantorno – Ma si tratta di un edificio che è stato assegnato in concessione a un privato per diversi anni a seguito di un regolare bando di gara che, se non ricordo male, non prevede la possibilità di ospitare spettacoli e mostre. Dunque, ammesso di poter avere l’edificio di nuovo disponibile prima della scadenza della concessione, sarebbe in ogni caso necessario procedere a un nuovo bando di gara che contempli esplicitamente la possibilità di ospitare rassegne d’arte».