Roberto Pesenti, a destra, allo stadio di Como con un altro grande fotoreporter comasco, Giancesare Bernasconi

Si è spento sabato sera l’ultimo fotoreporter comasco della “vecchia guardia”. All’età di 77 anni è morto Roberto Pesenti, uno dei fotografi che a Como, insieme a Enrico “Chicco” Rossi, Giancesare Bernasconi e Alberto  Diotti  (pure recentemente scomparsi) ha segnato un’epoca, nel mondo del giornalismo, nello specifico della carta stampata, e non solo. I funerali di Pesenti, che era nato a Como il 1° gennaio del 1940, si svolgeranno mercoledì mattina alle 10 a Sagnino nella sala dei Testimoni di Geova.

Diplomato in chimica, Roberto Pesenti era entrato nel mondo del lavoro come dipendente della Ticosa, nella fotoincisione interna, per i lucidi e quadri stampa. In pratica fin dall’inizio era entrato nella camera oscura, di fatto la “casa” di un vero fotografo. Nel 1971 si è messo in proprio e ha aperto il suo negozio in via Milano. Ai tempi collaborava con i quotidiani “L’Ordine” e “La Provincia”, poi con il “Corriere della Provincia”, che era in edicola al lunedì e con il settimanale “La Gazzetta di Como”,  di Gianni De Simoni e Angelo Curtoni.

Ma non solo, Roberto Pesenti, poi supportato dal figlio Emanuele, ha anche realizzato immagini per il Comune di Como, per il Calcio Como, per la Comense, per la Camera di Commercio e per la Casa Circondariale.

Dal suo laboratorio sono passati anche i segreti di alcune delicate indagini, visto che veniva utilizzato dalla Polizia scientifica della Questura per lo sviluppo delle immagini. In via Milano sono passati anche tanti volti noti. “I calciatori del Como Dirceu e Antonio Tempestilli erano spesso da noi – ricorda oggi il figlio Emanuele – come pure il professor Gianfranco Miglio o l’attrice Annamaria Rizzoli”.  Roberto Pesenti era anche un riferimento per le industrie, in particolari le fotoincisioni, che avevano bisogno della sua opera, partendo da semplici disegni.

“Papa poteva raccontare momenti importanti della storia di Como  – spiega ancora Emanuele – Mi ricordo che aveva documentato la costruzione di importanti edifici, l’inizio dei lavori alla dogana di Brogeda ad esempio, le vicende dei sindaci Antonio Spallino, Angelo Meda e Sergio Simone. E poi l’arrivo in città di personaggi importanti come Giulio Andreotti e Bettino Craxi o eventi particolari, come i Mondiali di pattinaggio disputati in una pista predisposta ai Giardini a lago”.

“Amava ricordare – aggiunge il figlio – anche le trasferte a Malles per il ritiro del Como, nel periodo della serie A negli anni ’80 e l’amicizia con l’allora addetto stampa della società, Franco Usuelli”.

Uno dei pochi, veri, fotoreporter, prima dell’avvento del digitale e poi, in una fase successiva, dei telefonini utilizzati come macchina fotografica. Un testimone che ha raccontato anni importanti della vita della nostra città, in un periodo differente, dove non c’erano orari e in cui per le foto scattate in posti lontani non c’era la trasmissione in pochi secondi via mail, ma era necessario correre al giornale, che magari stava tenendo ferme le rotative proprio in attesa di quella immagine. Altri tempi, altre persone.

Massimo Moscardi