La storia di Anna Cappellini, talento cresciuto a Casate

Anna Cappellini al Quirinale con il presidente Mattarella Anna Cappellini al Quirinale con il presidente Mattarella

Anna Cappellini ha iniziato a fare sport nel 1990

Una carriera partita dal palaghiaccio di Casate e arrivata ai più importanti livelli mondiali. L’ascesa della comasca Anna Cappellini, protagonista del pattinaggio di figura, è stata costante e inarrestabile, e ora approda ai Giochi di Sochi (dal 7 al 23 febbraio). Una carriera seguita da vicino da Walter Erba, ex dirigente sportivo e grande appassionato, che ne ricorda le tappe più importanti.
Con al collo la medaglia d’oro conquistata ai recenti Europei, Anna Cappellini magari tornerà con il pensiero agli altri compleanni festeggiati sempre nei momenti più cruciali della stagione agonistica (ai Giochi di Vancouver 2010, ad esempio la ricorrenza cadde addirittura nel giorno del debutto in gara); chissà quante e quali immagini le torneranno in mente in un piacevole e un po’ commovente amarcord.

Anna Cappellini e Luca Lanotte Anna Cappellini e Luca Lanotte

L’esordio
Si ricorderà certamente di quando nell’ottobre del 1990 si presentò allo stadio di Casate (sbocco naturale per lo svolgimento di un’attività sportiva di chi, come lei, abitava a 200 metri in linea d’aria dall’impianto) accompagnata da mamma Marisa per prendere parte ai corsi di avviamento organizzati dal Gruppo Giovanile Ritmico. In breve tempo le sessioni dei corsi non furono più sufficienti a soddisfare la sua passione per il pattinaggio e i suoi genitori dovettero estendere le visite allo stadio del ghiaccio anche nelle giornate festive.
Gli inizi nell’artistico
Solitamente si arriva a praticare la danza dopo esperienze nell’artistico, specialità cui vengono indirizzati tutti coloro che si avvicinano per la prima volta a questo sport: passaggio obbligato cui ovviamente non poté sottrarsi neanche Anna. Fra le sue qualità, in abbozzo, non spiccavano certamente quelle acrobatiche, vale a dire i salti che nell’artistico rappresentano una componente fondamentale; ma dalla sua, però, l’atleta comasca aveva una caratteristica imprescindibile e necessaria per emergere: la determinazione, una straordinaria volontà di eccellere.
subito professionale
Emblematico fu l’approccio alla prima gara. A Sesto San Giovanni esisteva una pista di ghiaccio dalle dimensioni ridottissime che ogni anno, il 25 aprile, ospitava una manifestazione riservata ai mini pattinatori: probabilmente molti dei genitori presenti a quell’evento, che assomigliava più una festa che a una gara vera e propria, si ricordano ancora di una bimbetta che prima di entrare in pista ripassava diligentemente su un foglio di disegno, da lei preparato, il percorso e le sequenze da seguire nel suo programma di gara: quello scricciolo era Anna, appunto. Ma nonostante le carenze acrobatiche nella bacheca di casa Cappellini, sezione di artistico, fanno bella mostra anche i trofei conquistati in una gara regionale (1996) e alla Lugano Cup (1997).

Anna Cappellini e Luca Lanotte Anna Cappellini e Luca Lanotte

Dall’artistico alla danza
Proprio durante il successivo allenamento estivo Anna incorse in un grave infortunio che la costrinse a stare lontana dal ghiaccio per quasi un anno. La ripresa dell’attività, sempre durante uno stage estivo, la vide in pista a Courmayeur dove si stava allenando anche il gruppo di danza preparato da Paola Mezzadri e Roberto Pelizzola: fu amore a prima vista, fulminante, l’inizio di una passione devastante, in positivo ovviamente. Salutati sia pur a malincuore i vecchi amici di Casate e sostituite le lame dei pattini, Anna Cappellini si trasferì a Milano per entrare nel team in cui militavano Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio.
I primi partner
Dopo alcune esperienze agonistiche in coppia con Federico Lombardi prima, e Luca Lombardi poi, Anna individuò, a partire dal 2001, una partnership solida e funzionale con Matteo Zanni assieme a cui ottenne i primi riconoscimenti in campo mondiale Junior e due titoli italiani.
Il sodalizio con Lanotte
Nel 2005 la decisione di abbandonare l’agonismo da parte di Zanni seminò un po’ di scompiglio ma, dopo qualche momento di disorientamento, l’allenatrice Paola Mezzadri ebbe una folgorante intuizione: affiancare alla comasca il milanese Luca Lanotte, dando vita a un legame che da allora è cresciuto in maniera proficua fino all’apoteosi di Budapest.

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