Si passa dalla soddisfazione dei vertici del Pd, alla tiepida accoglienza del candidato del centrodestra, fino al commento caustico dell’outsider, Alessandro Rapinese. Vive su questi equilibri il tam tam del giorno dopo la vittoria di Maurizio Traglio. «Il risultato emerso dalle primarie è inequivocabile ed esprime un candidato forte – dice Stefano Fanetti, segretario cittadino del Pd – La formula delle primarie si è dimostrata efficace nel dare alla popolazione questa scelta importante. Per quanto riguarda l’affluenza, malgrado una flessione nel secondo giorno, in cui anche le condizioni meteo hanno in parte influito, registriamo una presenza significativa di votanti». «Ora, l’obiettivo è mettersi in marcia verso la sfida, impegnativa, delle prossime elezioni – aggiunge Fanetti – Uniti e determinati. Approfitto per esprimere un ringraziamento al Comitato organizzativo e a tutti i 200 volontari che hanno reso possibile questo bel momento di democrazia».

«Registriamo questa vittoria sufficientemente attesa, considerato il sostegno dato al candidato – commenta Mario Landriscina, in corsa per il riunito centrodestra – Sono pronto, come ho già detto, a un confronto alto e sereno sui temi aperti della città. Credo che l’elettorato vorrà premiare le persone prima ancora dei programmi. Io continuo ad essere sereno estremamente sereno».

«Mi sorprende ancora che il Pd abbia un candidato che al secondo turno avrebbe votato Lega o la destra storica – attacca un altro candidato sindaco, Alessandro Rapinese, che guida la lista con il suo nome – Questa è la peggiore punizione che la sinistra lariana poteva ricevere». «Traglio ha avuto la metà dei voti di Lucini – aggiunge – Nei quartieri ha fatto più selfie che passi. E io non ho ancora capito bene dove abiti», conclude.

«Ora, l’obiettivo è mettersi in marcia verso la sfida impegnativa delle prossime elezioni» Secondo Fabio Aleotti, candidato del Movimento 5 Stelle, Traglio «era il candidato più di spicco – dice – Non so quanto sia addentro ai problemi di Como e la sua mentalità da imprenditore potrebbe essere un limite nella gestione della macchina amministrativa. Anche nelle scelte da ora in poi subirà la pressione del partito che lo ha sostenuto».

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