La sua vita blindata, i libri, l’amarezza nel vedere i giovani che si avvicinano alla criminalità organizzata. Questi e tanti altri temi sono stati affrontati l’altra sera da Roberto Saviano al Teatro Sociale.
Lo scrittore napoletano ha aperto il “Noir in Festival” e ha ricevuto il Raymond Chandler Award, il premio che va alla carriera di un esponente del genere letterario thriller e noir.
Una occasione in cui Saviano ha parlato del suo nuovo libro, “La paranza dei bambini”, che racconta la storia di un gruppo di giovani legato alla Camorra, che semina il terrore. Un argomento che sta a cuore dello stesso Saviano, che nel corso dell’incontro ha poi ripercorso la sua carriera, intervistato da Davide Dileo (alias “Boosta”, il tastierista dei Subsonica) e dal giornalista Sebastiano Triulzi.
Anche al Teatro Sociale Saviano ha ribadito un concetto espresso in più occasioni: «Il libro “Gomorra? Non lo rifarei. Mi ha portato via la libertà». Lo scrittore, infatti, dal 2006 vive sotto scorta.
Una serata che si è conclusa con il tradizionale rito della firma dei libri, in un Teatro Sociale letteralmente blindato e tenuto sotto debito controllo dalle forze dell’ordine (cosa che ha causato anche lunghe code agli ingressi). Quello di Como è stato davvero per lui un abbraccio affettuoso.
E anche nella giornata di ieri, sulla sua pagina Facebook, sono stati tanti i comaschi, che hanno assistito all’evento, che hanno voluto ringraziare l’autore del bestseller “Gomorra”.
Come pure in molti avevano gradito il “selfie” che Saviano si era scattato nel pomeriggio – e pubblicato sui social – con alle spalle il nostro lago.
A Saviano è anche arrivato un regalo particolare: Benedetto Madonia e Claudio Ramaccini, del “Centro studi sociali contro le mafie-Progetto San Francesco” gli hanno infatti donato la cravatta e la coppola della legalità.
Due manufatti per un ponte ideale che unisce due territori lontani (Como e Palermo), ma accomunati dal medesimo obiettivo, spiegato dagli organizzatori dell’iniziativa: «Promuovere la cultura della legalità nel mondo del lavoro, nelle famiglie e nella società».
Massimo Moscardi