Il dipinto di Betto Lotti "Dame au parapluie" del 1925

Il dipinto di Betto Lotti “Dame au parapluie” del 1925

L’arte del pittore comasco di adozione e di origine ligure Betto Lotti sarà protagonista in Senato. La mostra “Eclettiche armoniee. Percorsi figurativi tra rinnovamenti inizio secolo e nuove frontiere del realismo al tempo della Costituzione”, progettata e curata da Marco Moretti sotto il patrocinio del Senato della Repubblica e del Museo Soffici di Poggio a Caiano con l’organizzazione della Lotti Art di Como, proporrà 55 opere tra dipinti, incisioni e disegni e sarà  aperta dal 20 febbraio al 16 marzo nella sala Zuccari di  Palazzo Giustiniani, dove ha sede  hanno sede l’appartamento di rappresentanza del presidente del Senato gli uffici dei senatori eletti e a vita, dei presidenti emeriti del Senato, alcuni servizi e uffici dell’amministrazione del Senato della Repubblica a Roma. Una sede di grande prestigio insomma per una collettiva che rappresenta l’arte di ventisei maestri  attraverso i quali viene documentato con l’ausilio bibliografico di libri e riviste un percorso figurativo che, iniziato tra estetiche simboliste e la rinascita culturale avviata a Firenze nel 1903, si è snodato attraverso il periodo fra le due guerre fino alla nascita della Repubblica e della Costituzione.

La prima sezione è dedicata alla “nascita della modernità”, con l’avvento di “Leonardo”, rivista d’idee fondata a Firenze dal ventiduenne Giovanni Papini e graficamente caratterizzata dall’opera incisa di Adolfo De Carolis, Armando Spadini, Giovanni Costetti e Ardengo Soffici. La seconda sezione, presentata da un saggio in catalogo da Emanuele Bardazzi, prende spunto dall’interesse moderno scaturito a Firenze per l’incisione grazie all’attività didattica dell’umbro Celestino Celestini. Assai interessante è il raffronto tra le opere del pittore comasco Betto Lotti e Ottone Rosai, che dopo avere esposto nella mostra d’incisione a Pistoia, terranno nel novembre-dicembre 1913 un’esposizione nella fiorentina via Cavour, poco distante da quella futurista di “Lacerba”. I pittori futuristi, condotti da Papini, visiteranno l’esposizione ed esterneranno il loro incoraggiamento ai due giovani artisti. I dipinti di Lotti e di Rosai risentivano del clima tardo simbolista influenzato dalla letteratura di Mallarmé e Baudelaire, autori cari ad una cerchia ristretta di artisti e d’intellettuali facenti capo ai ritrovi culturali nei caffè cittadini. Di Lotti sarà in mostra la grande tela delle Anime; di Rosai, I miei amici della notte, due dipinti che tornano ad incontrarsi 104 anni dopo la comune esposizione.

La terza sezione documenta il ritorno all’ordine della forma iniziato nel 1918 dalla rivista romana “Valori Plastici” di Mario Broglio. La sezione annovera venti dipinti di artisti, tra cui Felice Carena, ancora Betto Lotti, Ottone Rosai, Giovanni Colacicchi, Ardengo Soffici, Lorenzo Viani

La quarta sezione, presentata in catalogo da un saggio di Costanza Contu, conclude la mostra con dipinti di Renato Guttuso, Armando Pizzinato, Betto Lotti, Fernando Farulli, Alvaro Cartei, Raffaele Leomporri riguardanti la tematica del lavoro, omaggio al 70° anno dell’entrata in vigore della Costituzione.

Accompagna la mostra un esaustivo catalogo pubblicato da Masso delle Fate Edizioni con testi critici di Emanuele Bardazzi, Costanza Contu e Marco Moretti. La mostra sarà aperta fino al  16 marzo. Orari: lun-mer ore 10-12:30 / 14-18; gio-ven ore 10-18. Sabato e domenica chiuso. Ingresso libero.

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