Il risultato di domenica 25 giugno sarà determinante per la composizione del consiglio comunale del capoluogo. E lascia nel limbo degli incerti molte facce note della politica cittadina. La vittoria di Mario Landriscina o la vittoria di Maurizio Traglio cambiano – e molto – le carte sul tavolo di Palazzo Cernezzi. Perché il sistema elettorale di tipo maggioritario assegna alle maggioranze quasi il doppio dei seggi delle opposizioni. Stare nella squadra vincente apre quindi le porte del consiglio comunale; ritrovarsi in quella perdente significa dover dire addio a ogni speranza.

In realtà, alcuni consiglieri uscenti non faranno comunque ritorno nella sala rossa al primo piano del municipio. Parliamo di Celeste Grossi, Francesco Scopelliti e Luigino Nessi; i primi due candidati sindaci, il terzo capolista della Prossima Como. I loro raggruppamenti non hanno raggiunto un numero di voti sufficienti per conquistare un seggio, non potranno quindi fare parte dell’assemblea cittadina qualunque sia il risultato del ballottaggio. Lo stesso si può dire di altri tre consiglieri uscenti, Eva Cariboni, Raffaele Grieco e Guido Rovi, tutti candidati nella lista Civitas di Bruno Magatti. La compagine che sosteneva l’assessore ai Servizi sociali della giunta di centrosinistra ha conquistato un seggio che la legge assegna, in via prioritaria, al candidato sindaco. Soltanto in caso di apparentamento e di conseguente vittoria, Civitas avrebbe diritto a entrare nel riparto della maggioranza e potrebbe quindi conquistare più di un seggio. Ma per il momento, questa resta soltanto un’ipotesi.

Nel centrodestra, sono in molti a sperare in una vittoria del proprio candidato per non correre il rischio di dover abbandonare il consiglio comunale. Il capogruppo della Lega Nord, ad esempio, Giampiero Ajani, quarto per numero di preferenze nel Carroccio. Se dovesse prevalere Traglio sarebbe fuori. Per ritornare sui banchi dell’assemblea cittadina l’ex assessore e consigliere uscente Enrico Cenetiempo – giunto nono per numero di preferenze – dovrebbe invece sperare non soltanto nella vittoria di Landriscina, ma anche nella nomina di un paio di assessori tra gli eletti del gruppo di Forza Italia. Poche o nulle chances ha Pasquale Buono, in passato capogruppo forzista a Palazzo Cernezzi, undicesimo nella lista azzurra del capoluogo. Salva il suo seggio soltanto in caso di affermazione del centrodestra Marco Butti, capolista di Fratelli d’Italia, partito con il quoziente più basso della coalizione.

A sinistra, rischiano grosso alcuni nomi eccellenti, protagonisti diretti dell’ultima stagione politica della città. Nel Partito Democratico la sconfitta di Traglio significherebbe, automaticamente, l’esclusione dai banchi del consiglio comunale di Marcello Iantorno, assessore uscente al Patrimonio, di Stefano Legnani, presidente dell’assemblea cittadina, e dei consiglieri Vito De Feudis, Andrée Cesareo ed Elide Greco. Anche la capolista dei Verdi, Elisabetta Patelli, per tornare a Palazzo Cernezzi dove è già stata consigliera comunale, deve sperare in una vittoria del centrosinistra. Sono invece al sicuro i seggi di Barbara Minghetti e di Vittorio Nessi, capilista di Svolta Civica premiati da un numero altissimo di preferenze. Tornano a Palazzo, ovviamente, i due consiglieri della lista civica protagonista dell’exploit di domenica scorsa: Alessandro Rapinese e Ada Mantovani. In questo mandato amministrativo saranno affiancati, qualunque sia il risultato del ballottaggio, da Paolo Martinelli e Fulvio Anzaldo. Altri nomi importanti della città rimarranno esclusi. Impossibile elencarli tutti. E per evitare torti non ne faremo alcuno. Sicuramente, il consiglio che si insedierà nella prima settimana di luglio sarà fortemente rinnovato e più in rosa. Molti dovranno imparare e il periodo di rodaggio durerà almeno fino alla prima sessione di bilancio, in autunno.

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