Lettera shock dei profughi di Como: «Siamo esseri umani, non animali»

© | . .

«Noi non siamo animali, siamo essere umani e chiediamo di essere rispettati». Giovedì scorso, al termine della riunione del coordinamento che periodicamente riunisce a Como volontari e istituzioni impegnati sul fronte dell’accoglienza ai profughi, è calato un silenzio pesante. Un silenzio carico di dolore e di angoscia. Il parroco di Rebbio, don Giusto Della Valle, ha chiesto di parlare e ha letto le poche righe indirizzate da un gruppo di migranti al prefetto, Bruno Corda. Una lettera in qualche modo straziante, ma anche dura. Di denuncia. Una lettera (di cui pubblichiamo ampi stralci qui sotto) che ha aperto subito un dibattito. Proprio a motivo delle accuse lanciate dai firmatari. L’assessore ai Servizi sociali del capoluogo, Bruno Magatti, è stato tra i primi a ricordare come «in uno Stato di diritto le denunce non possano essere anonime, né indifferenziate». Appunto perché consapevole della gravità delle affermazioni contenute nella lettera, Magatti ha chiesto che «qualcuno se ne assuma la responsabilità». Pur comprendendo la paura e la ritrosia dei migranti a esporsi in prima persona, magari per timore di possibili ritorsioni, l’assessore ai Servizi sociali di Como non ha rinunciato a ribadire come «affermazioni così pesanti su presunti comportamenti lesivi della dignità umana non possano rimanere anonimi. Se si punta il dito contro qualcuno, se ci si rivolge alle istituzioni per chiedere giustizia, bisogna mostrare il volto». Le considerazioni di Magatti sono state condivise da molti tra i presenti al coordinamento. E non avrebbe potuto essere diversamente. La lettera firmata da «Donne, uomini, ragazze, ragazzi e bambini dal parco delle stazione di Como San Giovanni» è sicuramente il frutto di un lavoro dei mediatori culturali e degli assistenti legali dei profughi. Nessuno ne mette in dubbio la veridicità, ma alcuni contenuti sono senza dubbio “forti”. Ad esempio, laddove i migranti scrivono di aver «provato tante volte a superare il confine, questo come altri, con treni, bus e passando per il bosco, ma le guardie ci hanno raccolto come bestie. Durante i controlli veniamo costantemente sottoposti a umiliazioni, costretti a svestirci, senza separazione di genere. Ci hanno tenuti in piccole stanze per più di un giorno, senza cibo, acqua né alcun supporto legale». Oppure, nel passaggio in cui gli stessi profughi affermano: «Quando siamo sbarcati sulla costa italiana non ci sono state spiegate le leggi sul diritto d’asilo in Europa, siamo stati costretti a lasciare le nostre impronte digitali con la forza e con l’inganno». La tragedia di centinaia di persone, in fuga dalla guerra e dalla morte, sta entrando nella quotidianità di moltissimi comaschi. Quel grido – «Siamo esseri umani, non animali» – appare sincero. Scuote le coscienze. Invita tutti a una riflessione che non sia banale né di sola circostanza.

Articoli correlati