Guido Piovene

Un lungo tour nel Belpaese, 20 euro ben spesi per 840 pagine da collezionare e tramandare ai posteri, scritte nell’arco di tre anni di peregrinazioni, inchieste, interviste. Torna in libreria grazie a Bompiani il celebre reportage di un grande intellettuale inviato speciale sulle strade di un Paese in pieno cambiamento: il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene.
«Occorre liberarsi del tutto di quell’idea idillica dell’Italia, che coltivano ancora molti viaggiatori stranieri (e a cui, nel libro scritto, ho fatto concessioni anch’io). Sotto un involucro di sorriso e di bonomia, l’Italia è diventata il paese d’Europa più duro da vivere, quello in cui più violenta e più assillante è diventata la lotta per il denaro e per il successo».
Così scriveva Piovene in quella che è destinata a diventare la più celebre guida letteraria di quegli anni, dal 1953 al 1956. Piovene ci ha guidato alla scoperta, regione dopo regione, di città, borghi, piazze, caratteri: dai più noti a quelli dimenticati.

L’Italia raccontata è quella della ricostruzione e del boom economico.
E le pagine lariane, che spaziano dal turismo all’economia tessile, sono tutte da leggere e scritte in una prosa precisa quanto preziosa, tanto che anche il Touring Club le cita nella sua guida alle province di Como e Lecco e che varrebbe riprenderle in una cartolina da regalare ai turisti di oggi: «Non so se questo sia il più bello, certamente è il lago più nobile, anche perché è il più carico di storia e di letteratura divenute paesaggio. Vi è in esso la speciale mollezza lombarda, benché vi trapeli sempre il fondo serio della roccia, ed a tratti si scopra quando le Grigne ed il Resegone mostrano il loro volto severo. La mollezza apparente prevale nel ramo di Como; verso Colico e verso Lecco ed i paesaggi manzoniani il fondo serio si rivela di più. Anche il ramo di Como ha però una tinta scura; sulle acque tortuose ed incassate tra i monti ristagnano gli aromi versati dagli antichi parchi, il tiglio, l’olea fragrans, la gardenia, la magnolia, il giglio, gli aromi della nostra letteratura ottocentesca».