Cultura e spettacoli

Maestri del mobile

altDesign. Il Salone milanese è l’occasione per rievocare i pezzi storici dell’arredamento legati al nostro territorio
Quando il Lario diventa una sedia
Mentre nella Fiera di Rho-Pero e nei vari appuntamenti sparsi nel capoluogo lombardo furoreggia il “Salone del Mobile” 2014, è doveroso rievocare alcune eccellenze comasche che hanno fatto storia nel mondo dell’arredamento.

Uno dei personaggi di riferimento è l’architetto razionalista Giuseppe Terragni.
Quando l’architetto comasco progettò negli anni Trenta gli arredi per la Casa del Fascio e per l’Asilo Sant’Elia, mobili ancora oggi modernissimi, certo non poteva immaginare che sarebbero diventati pezzi di design. Fu Aurelio Zanotta, con Michele Provinciali, a cominciare dal ’65 con le prime riproduzioni di quei mobili (a più riprese e con varianti diverse) un’avventura destinata a diventare un filone di successo: le riedizioni di pezzi storici. La sedia/scagno “Follia”, opera peraltro già presente in modo permanente nella collezione del design del Museum of Modern art di New York, seguita poi dalla sedia da scrivania “Lariana”, furono le prime a entrare in produzione. Per la poltroncina “Sant’Elia” (dall’83 in catalogo Zanotta) nota anche come “Benita”, Terragni progettò una struttura continua in tubo d’acciaio curvato, elastica e molleggiata. Schienale, sedile e braccioli leggermente imbottiti e rivestiti in pelle nera. La poltrona era prevista per la sala del Direttorio della Casa del Fascio di piazza del Popolo.

Non sono iniziative isolate. Da tempo artigiani del mobile canturino lavorano a prototipi ispirati ai disegni di Terragni e del razionalista Pietro Lingeri: a dimostrazione di come se solo si volesse si potrebbero produrre in serie per sostenere, magari, iniziative culturali.
Altrove ci hanno già pensato a sfruttare l’arredamento geometrico razionalista sul mercato del mobile di serie. Dal 1974, non da ieri quindi, è in produzione a cura delle Ediciones de Diseño di Barcellona la poltrona disegnata da Terragni per l’arredamento della sartoria moderna nella IV Biennale di Monza (1930).
Ma ci sono altri elementi di arredo che si ispirano al territorio lariano. Va citata almeno la sedia Lierna (Cassina/Gavina, 1960-1969) uscita dalla geniale matita dei meneghini Achille e Pier Giacomo Castiglioni, il cui nome deriva da quello della cittadina sul Lario, e che rappresenta un’ulteriore riflessione sui modelli tradizionali, proprio secondo la linea percorsa da Giò Ponti.
Il design della sedia è molto pulito; la struttura della sedia pur se in legno massello risulta leggera, e le parti sono assemblate mediante incastri corrispondenti a variazioni nei profili dei singoli elementi; il sedile è in compensato imbottito di gommapiuma e rivestito in pelle o tessuto. Nel ’61 i Castiglioni commentarono la Lierna rivelando le richieste dei Cassina: «È una sedia appositamente pensata come sedile da accostare al tavolo da pranzo. È risultata pertanto con lo schienale piuttosto alto che fa scudo alle spalle del commensale, stretto per facilitare i movimenti di chi serve il pranzo e che ben si addice alla posizione composta delle persone sedute». Come dire: il pragmatismo tipicamente lariano e brianzolo che diventano una sedia.
E si deve a Castiglioni un altro orgoglio per un “Made in Italy” che ha fatto storia. Il sedile di un trattore color rosso, tipico fin dal primo ’900, e una balestra dello stesso mezzo agricolo, simbolo di antica sapienza contadina. Più un perno di fissaggio per ruote di bicicletta e una traversa di legno. E il gioco è fatto, il “ready-made” è servito, alla maniera di Marcel Duchamp (spostando cioè l’angolo di visuale dal quale l’oggetto è ordinariamente percepito). Pronto a fare bella mostra nel salotto di molte case. Nacque con tale formula, nel 1954, “Mezzadro”, lo sgabello di Achille Castiglioni. Entrato esso pure nella collezione del Museum of Modern Art di New York – esordì sì nel 1954, nella sua primitiva versione, alla Triennale di Milano. Ma debuttò di fatto in società proprio in riva al lago, insieme con un altro celebre pezzo di design creato riutilizzando e dando un significato nuovo a un oggetto esistente senza tradirne l’essenza culturale, “Sella”, sgabello equilibrista con una sola gamba. L’esordio vero e proprio del prodotto della matita inesauribile di Castiglioni avvenne a Villa Olmo, in una mostra, Colori e Forme nella Casa d’Oggi, che ha fatto epoca. Una comasca di oggi, Silvia Viganò, artista di Oggiono, è infine protagonista, rievocando questa tradizione del design laghée, con la mostra Troni d’artista all’atelier “super” di piazza San Marco a Milano, aperta fino a oggi. Qui la sedia è un’opera d’arte vera e propria: un “trono” in plexiglass tutto al femminile dal nome “Coquette”.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Due esemplari della sedia Lierna degli anni Sessanta, uscita dalla geniale matita di Achille e Pier Giacomo Castiglioni
13 aprile 2014

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