Marcia nella neve sulle tracce dello zio disperso in Russia
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Marcia nella neve sulle tracce dello zio disperso in Russia

Una foto del pellegrinaggio russo di Silvia Ostinelli sulle tracce dei dispersi italiani Una foto del pellegrinaggio russo di Silvia Ostinelli sulle tracce dei dispersi italiani

Lo scorso gennaio per la seconda volta nella vita una comasca, Silvia Ostinelli, ha percorso 150 chilometri a piedi, in tutto una settimana di cammino, nel gelo della Russia, nel ricordo dello zio disperso in guerra.
«Tutto nasce dalla mia passione per la storia. Leggo molto, ma non ci si ferma alle biblioteche, e per rivivere il passato serve anche altro, la cultura cresce camminando», dice Silvia.

Di famiglia brianzola, è l’unica donna che finora ha compiuto questa doppia impresa, un pellegrinaggio della memoria sulle tracce dei soldati che vissero l’inferno della ritirata di Russia. «Ci siamo equipaggiati bene, è un viaggio che richiede una notevole preparazione fisica e psicologica, e ci siamo muniti di guida perché in Russia è necessario, senza autorizzazioni non vai da nessuna parte – dice Silvia – Si tratta di un’esperienza che rifarei mille volte, fin quando il fisico mi concederà le forze. Nasce da una mia necessità, recarmi in quei luoghi sacri per me. In quella terra riposa infatti mio zio disperso in Russia, il comasco Abbondio Ostinelli, caporale del 45° battaglione Morbegno della Divisione Tridentina. Il mio viaggio è dedicato a lui. A 21 anni ha donato all’allora sua Patria (P scritta in maiuscolo) quello che aveva di più prezioso, la sua giovane vita ed io voglio essere degna del suo sacrificio».

Il sacrificio del Battaglione Morbegno è avvenuto il 23 gennaio 1943 nella battaglia di Warwarowka mentre tentava di aprirsi un varco e proteggere il fianco della Divisione Tridentina durante la tragica ritirata. Alla Tridentina, ancora in grado di combattere, dopo la grande offensiva dell’Armata Rossa iniziata il 12 gennaio 1943, fu assegnato il compito di aprirsi un nuovo varco a Nikolajewka. Le perdite italiane furono altissime.

«Ho avuto bisogno di poco, di uno zaino, di un sacco a pelo, di forza fisica e concentrazione. Sono rimasta concentrata sul mio obiettivo per arrivare, altrimenti potevo anche fallire. Ma il premio è stato enorme – ricorda Silvia –  Ho camminato nella steppa, nella storia, a stretto contatto con una natura generosa fatta di grandi silenzi e sconfinati orizzonti. Se mi concentravo potevo sentire ancora le voci dei nostri soldati mentre marciavano su quella terra, intrisa del loro sangue».

 

17 Febbraio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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