Maurizio Traglio: «Colpa mia se abbiamo perso. Il centrosinistra doveva restare unito»
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Maurizio Traglio: «Colpa mia se abbiamo perso. Il centrosinistra doveva restare unito»

«Più dispiacere che amarezza». Il giorno dopo di Maurizio Traglio, candidato del centrosinistra battuto al ballottaggio di Como oscilla tra due differenti gradazioni.
La sconfitta pesa. E la fatica delle ore insonni dell’ultima notte appena trascorsa si sentono anche nella voce del 61enne imprenditore.
«Mi rendo conto di aver vissuto un’esperienza straordinaria – dice Traglio – soprattutto dal punto di vista umano. Credo di non aver mai avuto periodi così intensi come questi. La campagna elettorale è davvero qualcosa di unico. Spesso entusiasmante, qualche volta deprimente o drammatico».
Lo rifarebbe?
«Sicuramente sì, nonostante il dispiacere per il risultato finale il saldo è positivo».
Che cosa non è andato per il verso giusto?
«L’errore fondamentale che tutti abbiamo fatto è non essere stati capaci di unire il centrosinistra. Se avessimo parlato tutti quanti una lingua unica avremmo potuto vincere».
Ne è convinto?
«Sì. Su questo provo un vero rammarico. Le convergenze di tutta l’area del centrosinistra erano possibili».
Perché, allora, non è stato possibile trovarla, questa unità?
«Purtroppo sono stato percepito come un soggetto fuori da quegli schemi».
Pensa di non essere stato capito? Di chi è la responsabilità principale di questo errore?
«La colpa è mia. Sarebbe comodo scaricare ogni responsabilità sugli altri, ma preferisco dire che non ho trovato io le parole giuste».
Quando?
«Ad esempio, quando ho chiesto, tre mesi fa, a Bruno Magatti di incontrarci. Avrei dovuto insistere, stare sotto casa sua fino a fargli cambiare idea».
Crede che sarebbe servito?
«Penso di sì. Io ho sempre voluto aggregare. È andata diversamente, vuol dire che non ci sono riuscito».
L’alleanza con il Pd e gli ecologisti si è rivelata troppo stretta, debole.
«Ho condiviso con il Partito Democratico e con gli ecologisti un progetto politico, so che di aver fatto la scelta giusta. Giusta man non sufficiente per vincere. Se potessi tornare indietro cercherei di spiegare alla sinistra e a Magatti che le differenze tra me e loro potevano essere un elemento di arricchimento».
Ma non crede che, in realtà, si siano affermati, sino a prevalere, pregiudizi di tipo personale e non politico?
«Non lo so. L’esperienza mi ha insegnato che facendo leva sulle pregiudiziali si rischiano sempre danni apocalittici. Scegliere “per principio” è sbagliato. Ho imparato a non ragionare mai “per principio” e a essere pronto in ogni momento a cambiare idea».
Che opposizione sarà la sua?
«Sui buoni progetti non saremo noi a metterci di traverso soltanto perché siamo dall’altra parte. Abbiamo sempre fatto il tifo per la città, dal giorno zero di questa campagna elettorale. Nessun contrasto preconcetto, quindi. Saremo fedeli a noi stessi. Pretenderemo qualità».
Che giunta si aspetta?
«Vedremo. Molto dipenderà dai nomi e dalle persone. Saremo forti sostenitori di un cambio di passo. Il mio interesse resta rivolto alla città e al suo futuro di crescita e di sviluppo».
È vero che non ha telefonato al nuovo sindaco per congratularsi del risultato?
«Sì, è vero. Non saprei che cosa dirgli. In un altro contesto lo avrei invitato a un brindisi, ma i rapporti degli ultimi giorni si erano fatti davvero molto tesi».
Si riferisce alla querela? La ritirerà?
«È una riflessione che sto facendo. Adesso sono ancora molto arrabbiato, so di aver ragione. Devo solo far passare il momento».
Molti dicono che lascerà presto il consiglio comunale.
«Si sbagliano. Il nostro progetto va avanti, è importante per la città. Questa esperienza è stata straordinaria e mi ha arricchito. L’intensità di questi tre mesi fanno il paio dei 60 anni di vita».
Dario Campione

27 Giugno 2017

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