Mense scolastiche: il Comune non cambia idea
Città, Cronaca

Mense scolastiche: il Comune non cambia idea

Nessun dietrofront da parte del Comune di Como sul progetto di esternalizzazione delle mense scolastiche.
Dopo il presidio di ieri in municipio di sindacati, lavoratori e genitori per chiedere che le cucine restino nelle scuole, ieri l’assessore alle Politiche educative Amelia Locatelli è tornata a ribadire la posizione dell’amministrazione comasca.
«La nostra idea è quella di una gestione di tipo misto – sottolinea Amelia Locatelli, assessore alle Politiche educative del Comune di Como – mantenendo 12 cucine della 17 che avevano in essere in cui opereranno e le nostre lavoratrici che avevamo in ruolo».
«Per la gestione dei refettori – aggiunge – che già venivano serviti con pasti trasportati e di altre cinque cucine che hanno problematiche di natura strutturale e attrezzistica abbiamo pensato di affidarci a un servizio esterno».
Intanto il Comune di Como è già al lavoro per preparare la gara d’appalto che dovrà essere pronta presumibilmente verso giugno-luglio, prima delle vacanze estive e ovviamente prima della riapertura delle scuole.
«Ora dobbiamo lavorare intensamente affinché il bando venga costruito – sostiene ancora l’assessore di Palazzo Cernezzi – nella maniera più adeguata e tenendo conto di tutte le variabili, a cui vogliamo dare la massima importanza».
«I tempi sono strettissimi perché le scuole iniziano inesorabilmente a settembre, ma ci sono scadenze tecniche che vanno rispettate», conclude Amelia Locatelli.
A scagliarsi contro la giunta comasca è Patrizia Lissi, consigliere comunale del Pd, il giorno dopo la Commissione che ha trattato l’argomento delle mense scolastiche:
«Hanno deciso tutto senza coinvolgere i consiglieri: abbiamo saputo le notizie dalla stampa – spiega l’esponente dell’opposizione – E senza fare un’assemblea tematica, che potrebbe benissimo essere convocata anche ora, hanno fatto le loro scelte, passando sulla testa della gente, non valutando alternative».
«Ma noi insistiamo: l’unica, vera soluzione era il punto unico di cottura al vecchio Sant’Anna o in un’altra struttura scolastica. Invece, Landriscina e i suoi hanno preferito la strada più facile», termina Patrizia Lissi.

13 Marzo 2018

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Redazione Corriere di Como

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