Cronaca

Nel cimitero di Portofino aveva una tomba dal 1947

Riposerà in Liguria
L’episodio tragicomico confidato a Piero Chiara: il sindaco aveva venduto ad altri il sepolcro
Trovarsi ad avere a che fare con un inquilino abusivo che non vuole andarsene è esperienza condivisa da molti. Decisamente meno comune è che l’inquilino riottoso e abusivo sia un morto, e l’appartamento occupato in realtà un loculo.
Eppure, nella sua lunga vita, Carla Porta Musa riuscì a provare anche questa esperienza. Per fortuna – sua ma anche di noi tutti – prima, molto prima che avesse veramente bisogno di quello spazio.
È stata lei stessa a raccontarlo, con lo stile e l’arguzia
che l’hanno sempre contraddistinta, nelle pagine del Quaderno Rosso, quando narra della sua lunga amicizia con un altro grande della letteratura italiana, Piero Chiara, e con Mimma, la moglie dello scrittore varesino autore di tanti best-seller.
Con la coppia di amici Carla Porta Musa condivideva l’amore per Portofino. Il piccolo ed esclusivo borgo ligure l’aveva affascinata così tanto – «Amo Portofino dall’età di 16 anni, quando vi andai a svernare con mia madre e mia sorella» – da convincerla a comperare un posto nel cimitero locale, dove verrà ora tumulata.
«Non avendo potuto comperare un alloggio, mi sono accontentata della tomba», avrebbe detto la scrittrice lariana a Piero Chiara e alla moglie Mimma.
E l’aveva fatto con molto, moltissimo anticipo, nel 1947. Quando aveva 45 anni.
Non immaginava certo di potersi trovare invischiata in una ragnatela che forse neppure lei o Piero Chiara, pur così attenti narratori delle vicende grandi e piccole, paradossali e umoristiche, delle cittadine di provincia, avrebbero mai immaginato.
«Un fatto unico, non solo in Italia, dove può accadere di tutto, ma credo nel mondo», fu il commento dell’amico Piero.
«Appena acquistato il loculo, lo feci chiudere con dei mattoni, ma nell’agosto del 1970, quando soggiornai con mia figlia allo “Splendido”, recandomi al cimitero vidi sulla mia tomba – tenuti da cima a fondo con dello spago – alcuni vasetti di marmellata, ingentiliti da fiori di campo». La spiegazione – tragicomica – sarebbe arrivata il giorno dopo, dallo stesso sindaco del gioiello della Riviera ligure: «Sì, c’è un morto nella sua tomba, ma in tutti questi anni lei non si è fatta viva, e allora abbiamo pensato fosse passata a miglior vita».
Un po’ come dire che era colpa sua, di Carla, perché godeva ancora di buona salute e di andare a “godere” della sua ultima e perenne residenza non ne voleva proprio sapere.
Ci volle giusto un anno, scandito da lettere e telefonate al Comune di Portofino, per recuperare la disponibilità di quell’“appartamento”. Colmo ironico della sorte, in quella tomba il morto di cognome faceva Denaro.
Carla Porta Musa avrebbe reso nota la vicenda soltanto nel 1988, a diciotto anni di distanza dai fatti e un anno dopo la scomparsa dell’amico Piero Chiara, come promesso. E per lunghi anni avrebbe raccontato agli amici che, pur non potendosi lamentare del proprio tenore di vita, era finita col trovare “denaro” proprio nella sua tomba.
Un episodio alla Dorian Gray o alla Edgar Allan Poe che altri avrebbe vissuto rabbrividendo ma che lei ha saputo ammantare di sorriso, come un altro dono concesso dalla vita.

F.C.

11 Ottobre 2012

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