Il sindaco Salmoiraghi ospite al Dariosauro e Etv

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Fin dai giorni dell’istanza di fallimento del Casinò di Campione d’Italia firmata dal procuratore Nicola Piacente e dal pm Pasquale Addesso, si intuiva che la situazione di Villa Mimosa (immobile conferito dal Municipio alla casa da gioco per farne una dépendance dedicata ai clienti cinesi, il “Dragon Casinò”) avrebbe potuto trasformarsi in un grattacapo per la complicata situazione che si vive nell’enclave. Operazione che la stessa Procura bollava come «controproducente» in quanto avrebbe spogliato «l’ente locale di un bene di sua proprietà», aggravando tra l’altro «l’esposizione del Casinò» nei confronti proprio del Municipio.
Ed alla fine la situazione si è complicata davvero, anche se sotto un altro fronte, quello che ha portato la Procura a lavorare ad una nuova ipotesi di reato, quella di bancarotta preferenziale, che tra gli iscritti sul registro degli indagati ha anche l’attuale sindaco Roberto Salmoiraghi.
Un paradosso, quest’ultimo, visto che tutto il terremoto, che ha scosso in questi mesi il paese affacciato sul Ceresio, partì proprio da un esposto di Salmoiraghi (quando era all’opposizione), in cui denunciava inadempienze contrattuali del Casinò nei confronti del Comune. Ipotesi – quella della bancarotta preferenziale – che avrebbe colpito anche un direttore di filiale di un istituto di credito e un funzionario (sempre della stessa banca) preposto all’ufficio affidamenti. Secondo quanto ipotizzato dalla Procura e dalla guardia di finanza di Como, che ieri hanno perquisito gli uffici della casa dal gioco, del Comune e anche dell’istituto di credito interessato, sarebbero stati compiuti, da parte del Casinò, pagamenti preferenziali a favore della banca stessa e del Municipio ma in danno degli altri creditori tra cui l’erario.
In queste movimentazioni rientrerebbe – come detto – anche un prefinanziamento sotto forma di mutuo che l’istituto di credito aveva fatto al Casinò proprio per l’avvio dell’operazione Villa Mimosa, che era stata acquisita a titolo gratuito dal Comune. Soldi – quantificati in tre milioni di euro – che il giorno dopo erano già a disposizione della casa da gioco ma che, secondo la tesi accusatoria, visto lo “stop” al progetto “Dragon Casinò”, vennero poi utilizzati in altro modo, parte per una rata di mutuo in favore della banca e una più abbondante per il Comune di Campione.
Non bisogna dimenticare, in tutto questo, quanto scritto all’inizio. Ovvero che sul capo della casa da gioco pende una istanza di fallimento chiesta proprio dalla Procura di Como e che al momento non si conosce ancora il piano di risanamento anticipato dai legali della casa da gioco per cui è stata chiesta una proroga fino al mese di luglio.
La procedura era stata sospesa nei mesi scorsi in attesa di conoscere gli estremi del concordato preventivo i cui termini di presentazione scadevano a maggio. L’obiettivo dei legali (che hanno ottenuto la proroga) era ed è quello di trovare una via d’uscita che possa permettere di evitare la crisi del Casinò di Campione. Ieri, però, questa vicenda, già assai complicata, ha aggiunto un nuovo pesante tassello – portato dalle perquisizioni effettuate negli uffici di Campione – in un fascicolo che conteneva già, tra le contestazioni, anche quella di peculato.

This article has 1 commento

  1. Non sarei meravigliato se venisse accertato che questo fallimento sia stato ben studiato e pilotato ad arte per i soliti interessi.

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