Nessun colpo al cuore, nessun colpo alla gola. L’autopsia sul corpo del 26enne marocchino ucciso ad Asso, se non modifica la mano dell’aggressore – in carcere con l’accusa di omicidio c’è il connazionale della vittima, Norddine El Amari, 28 anni – cambia e di molto tutto ciò che ruota attorno al fatto di sangue. A cominciare proprio dal numero di fendenti: non due ma uno solo, all’altezza della scapola, che non avrebbe raggiunto alcun organo vitale ma avrebbe “pizzicato” un polmone da cui sarebbe poi partito il sanguinamento che avrebbe portato al decesso per emorragia interna.
Non una lesione immediatamente mortale, tanto che il ferito sarebbe sopravvissuto al colpo per almeno un’ora, forse addirittura un’ora e mezza.
Un tempo molto lungo su cui ora bisognerà fare chiarezza, risentendo probabilmente tutti i presenti in quella sera nella frazione di Asso dove avvenne la lite mortale tra i due contendenti. Insomma, Youness avrebbe potuto essere salvato se la chiamata al 118 fosse giunta immediatamente e non dopo molti minuti.
Sarebbe questo l’esito dell’autopsia che si è svolta nei giorni scorsi all’ospedale Manzoni di Lecco con la presenza anche del consulente nominato dalla difesa dell’arrestato che da subito – pur tacendo davanti al giudice delle indagini preliminari – aveva dato ai suoi legali (gli avvocati Fabrizio Maldini e Massimo Guarisco) una versione diversa dell’accaduto. Dallo stesso esame autoptico parrebbe emergere anche un colpo inferto da posizione frontale, dato che parrebbe perfettamente sovrapponibile a un litigio con due persone che si fronteggiano. Non sarebbero stati trovati invece – come detto – i segni della coltellata alla gola.
M.Pv.