«Non c’è alcun movente passionale». «Brivio non era nemmeno il commercialista della ditta Rho, ma solo uno dei consulenti». «Si, conosceva Luigi Rugolo e Daniela Rho, ma la natura dei loro rapporti personali era molto diversa da quanto è stato raccontato fino ad oggi».
E poi «non c’era alcun motivo perché eseguisse atti persecutori contro l’architetto Molteni». Insomma, «è assolutamente innocente e estraneo ai fatti che gli vengono contestati dalla Procura».
Alberto Brivio, arrestato nove mesi fa con l’accusa di aver concorso nel delitto di Carugo in cui perse la vita l’architetto Alfio Molteni, ha deciso di parlare per la prima volta dopo un lungo silenzio. E l’ha fatto ieri, tramite i suoi rappresentanti (l’avvocato Aldo Turconi e il consulente Christian Bertossi) in una conferenza stampa nello studio del legale.
Un incontro «fortemente voluto da Brivio e dalla sua compagna», perché fino ad oggi la lettura dei fatti è stata «unilaterale». Non per colpa di qualcuno, va detto, ma perché proprio Brivio aveva scelto – dal giorno del suo arresto e fino a ieri – di non parlare con nessuno, pm o giudice che fosse. «Abbiamo voluto attendere la conclusione delle indagini – ha detto l’avvocato – e valutare tutte le carte e le contestazioni. Il nostro percorso è iniziato da lì».
Contro Brivio ci sono le prime dichiarazioni di Rugolo – che era il tramite tra i mandanti (per la Procura, Brivio e la Rho) e gli esecutori materiali dell’omicidio – e proprio quelle della moglie di Molteni, Daniela Rho, pure lei arrestata e accusata di aver ideato con Brivio un piano per screditare il coniuge con una lunga serie di atti intimidatori. Il tutto con l’obiettivo di levargli i figli. «La versione fornita dalla Rho è generica e priva di riferimenti a carico di Brivio», ha commentato Turconi, che ha poi aggiunto come «delle dichiarazioni fatte fino ad oggi debba essere valutata l’attendibilità». «Tra la Rho e Brivio non c’era un rapporto tale per portarlo a mettere in piedi un simile disegno – hanno poi detto l’avvocato e il consulente – Il movente passionale che è stato ipotizzato non esiste. La rappresentazione che la Rho dà del rapporto con Brivio è molto diversa da quella reale». E questo per il «fortissimo legame di Brivio con la sua compagna con cui stava da 22 anni, relazione che non era affatto in discussione». La difesa ha anche preannunciato un ricorso al Tribunale del riesame contro l’ordinanza che ha respinto la richiesta di sostituzione della detenzione in carcere con quella ai domiciliari, concessa invece alla Rho: «È stato penalizzato chi non ha riconosciuto alcuna responsabilità perché da sempre e con forza si è professato innocente». La chiusura è perentoria: «Noi non vogliamo “un” colpevole, vogliamo “il” colpevole».
Brivio e la Rho hanno scelto vie diverse: il primo sfiderà la Corte d’Assise, la seconda ha optato invece il rito abbreviato.
M.Pv.