Due indagate per la morte dell’anziana uccisa due settimane fa a Como, nella sua stanza nella casa di riposo Divina Provvidenza di via Tommaso Grossi. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario, non in concorso, la compagna di stanza 94enne della vittima e una donna di 78 anni, moglie di un degente. Quest’ultima è accusata anche di calunnia perché avrebbe cercato di far cadere i sospetti sulla vicina di letto della 91enne uccisa. La svolta definitiva potrebbe arrivare dalle analisi scientifiche sui guanti utilizzati per soffocare la pensionata.
Dolores De Bernardi, 91 anni, dal 2010 ospite della casa di riposo del Don Guanella, è stata trovata morta nel suo letto il 24 settembre scorso da un’operatrice della struttura. La pensionata, come confermato poi dall’autopsia, è morta soffocata da un paio di guanti in lattice che le sono stati infilati in gola. La procura di Como ha aperto un fascicolo per omicidio, coordinato dal sostituto procuratore Simona De Salvo. Le indagini sono state affidate alla squadra mobile della questura cittadina. I poliziotti hanno effettuato i rilievi e raccolto le testimonianze delle persone che potevano aver notato qualcosa. La compagna di stanza della vittima, 94enne, era probabilmente nella stanza ma non è stata in grado di dare indicazioni su quanto accaduto.
Nelle scorse ore, la 94enne è stata iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario. Stessa accusa, con l’aggiunta dell’ipotesi di calunnia, per una donna di 78 anni che frequenta abitualmente la casa di riposo perché moglie di un ospite. Grazie alla collaborazione del personale del Don Guanella, come confermato ieri dal procuratore di Como Nicola Piacente, è stato possibile accertare che la 78enne, in almeno tre occasioni ha nascosto guanti in lattice uguali a quelli utilizzati per soffocare Dolores De Bernardi in modo da far ricadere i sospetti sulla 94enne compagna di stanza della vittima. I guanti sono stati trovati in particolare nella borsa della donna, sotto il suo cuscino e nella poltrona.
«L’ipotesi di omicidio non è in concorso, una esclude l’altra», ha precisato il procuratore. La speranza è che la svolta definitiva arrivi dagli accertamenti scientifici. «Sono stati disposti accertamenti sui guanti usati per soffocare la vittima, una consulenza tecnica non ripetibile per cercare tracce di Dna dell’omicida», ha confermato Piacente.
I risultati dovrebbero essere disponibili entro due settimane circa. La speranza degli inquirenti è che l’omicida abbia lasciato la sua “firma” sui guanti e che, grazie al Dna sia dunque possibile dare un nome al responsabile dell’omicidio. Il movente potrebbe essere il fastidio nei confronti delle grida e delle lamentele della vittima, le cui condizioni fisiche e psichiche erano compromesse e che da tempo non era autosufficiente e aveva un amministratore di sostegno.
Anna Campaniello

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