Horacio Pagani a Villa d’Este

«Mi sento molto legato a Como. La mia famiglia è originaria di Appiano Gentile e, quando sono venuto in Italia nel 1983, ho vissuto in una tenda in campeggio. Lavoravo in un vivaio e poi ho fatto il saldatore. Io e mia moglie giravamo soltanto in bicicletta. Poi è arrivata la chiamata della Lamborghini». E a quel punto è iniziata la storia di quello che attualmente è uno dei costruttori più stimati al mondo, Horacio Pagani. Le sue auto, costruite a Modena e considerate vere e proprie opere d’arte, costano più di un milione di euro (la Huayra oltre due).
Nato in Argentina nel 1955, Pagani è sempre stato appassionato di automobili. Al “Corriere di Como” racconta la sua storia, soffermandosi proprio sul legame con la terra lariana.

«La famiglia del mio bisnonno paterno era di Appiano Gentile – spiega – Lui era andato via alla fine dell’800, come tanti altri italiani, perché non aveva da mangiare. Ha aperto un forno, che poi hanno portato avanti mio nonno e mio padre. Poi sono arrivato io, grande appassionato di automobili fin da piccolo. Già quando avevo 12-13 anni, dicevo a mia mamma che sarei venuto in Italia a disegnare automobili».
E gli studi del giovane Horacio sono stati improntati su questo settore: dopo la scuola superiore seguì disegno industriale e ingegneria, oltre che argomenti legati all’arte, al disegno e al nostro Paese, che lo ha sempre affascinato.
«Nel 1982 sono venuto in Italia con una lettera di raccomandazione di Juan Manuel Fangio – ricorda ancora Pagani – Sono arrivato a Malpensa in aereo, e, mentre stavo attendendo le valigie da solo, un signore gentilissimo iniziò a parlare con me».

«Io gli spiegai che dovevo andare ad Appiano Gentile a vedere se ci fosse qualche mio familiare – aggiunge – Questo signore, che di cognome faceva Giorgi, mi disse che era di Lecco e che era un importatore di carne dall’Argentina. A quel punto mi disse, ti porto nella mia città, poi da lì puoi prendere la corriera che ti porta ad Appiano».
E così Pagani si ritrovò sul Lario, ma a Lecco. «Era una domenica mattina, una giornata bellissima di novembre – spiega – La prima cosa che abbiamo fatto è stata incontrare gli amici di quell’uomo: mi ricordo ancora il Prosecco che abbiamo bevuto tutti assieme. Poi ho preso una corriera e ho raggiunto Como. Mi sono fatto una foto con il lago e sono salito sull’unico pullman che andava ad Appiano Gentile. Lì sono stato accolto dai miei parenti, che mi hanno fatto grande una grande festa».
Con la lettera di Fangio, Pagani è poi andato alla Lamborghini, dove aveva trovato subito un buon feeling con l’allora direttore generale Giulio Alfieri.

«Sono quindi ritornato in Argentina con la rassicurazione che mi avrebbero preso in Lamborghini – spiega ancora – anche se c’era da aspettare, perché in quel momento la situazione economica non era molto positiva».
«Ho comunque deciso di sposarmi – racconta Horacio Pagani – La mia fidanzata aveva 19 anni: abbiamo deciso di partire lo stesso per l’Italia, con destinazione Como. Era il giugno del 1983. Per una decina di giorni siamo stati a casa dei parenti, poi siamo andati a vivere al Camping Internazionale, vicino all’autostrada che porta a Chiasso perché era la soluzione che costava meno».
L’uomo che oggi produce le auto più sognate, dunque, in un campeggio per risparmiare, disposto a fare lavori umili in attesa di una chiamata dalla Lamborghini. Ma di quel periodo ha un ricordo vivo e piacevole. «Prima sono stato in un vivaio, dove sistemavo le piante. Poi ho fatto il saldatore di acciaio inox. Avevo acquistato due biciclette Bianchi, per me e per mia moglie, e con quelle andavamo a lavorare, ci arrangiavamo vivendo in una tenda. Poi a settembre sono stato finalmente chiamato dalla Lamborghini».
E da qui è cominciata l’avventura che ha portato Horacio Pagani a essere uno dei costruttori più famosi. Prima la sua partecipazione ai progetti più importanti della casa bolognese, poi, tra gli anni ’80 e ’90 la decisione di mettersi in proprio.
L’imprenditore è stato ospite poche settimane fa al “Concorso d’Eleganza Villa d’Este”. «Sono tornato a Como, non con una Pagani, ma con una Ferrari che mi è stata appena consegnata e che non avevo mai provato in autostrada. Ho rivisto questi luoghi con grande emozione e ho ripensato quando andavo in giro con mia moglie in bicicletta. Andavamo ovunque, anche fino a Lugano».
In fondo è bello pensare che un personaggio così importante a affermato ami ricordare Como e il suo lago, momenti magari non facili, in cui cullava grandi speranze, ma non aveva molte certezze. «L’emozione sta nelle cose semplici, non è importante quello che hai raggiunto, il denaro che hai fatto, la vita vera sta nella semplicità e nelle emozioni. Non conosco altre ricette», conclude Horacio Pagani.
Massimo Moscardi