Il Comune di Como potrebbe costituirsi parte civile contro il suo stesso sindaco nell’inchiesta-bis nata dalla vicenda delle paratie. Tra i dieci indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio compare l’attuale primo cittadino Mario Lucini e Palazzo Cernezzi è tra gli enti che potrebbero avere diritto ad un eventuale risarcimento in caso di condanne.
L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 12 aprile. La notifica degli atti è stata inviata, oltre che agli indagati, anche agli enti che, in base a quanto stabilito dalla Procura, hanno diritto a costituirsi parte civile nel procedimento perché considerati parte lesa. Nell’elenco compaiono, oltre al Comune di Como, la Provincia, Regione Lombardia, la Sovrintendenza e il ministero dell’Ambiente.
Il Comune di Como si è già costituito parte civile nell’ambito del primo processo su presunte irregolarità nella gestione del cantiere delle paratie e di altre opere pubbliche. Il procedimento è in corso in Corte d’Assise e sul banco degli imputati ci sono tra gli altri alcuni dirigenti di Palazzo Cernezzi, ovvero le persone alle quali gli stessi amministratori hanno affidato l’opera. Il Comune sta dunque da una parte e dall’altra della “barricata”.
Nel caso dell’inchiesta-bis, la situazione potrebbe essere ancora più paradossale. Se il Comune deciderà di costituirsi parte civile infatti, sarebbe di fatto contro il suo stesso sindaco, Mario Lucini, oltre che nuovamente contro alcuni dirigenti di Palazzo Cernezzi, che compaiono tra gli indagati anche in questa seconda indagine.
Le potenziali parti civili dovranno prendere una decisione entro il 12 aprile. Entro quella data tra l’altro dovrebbe essere presa una decisione definitiva sulla possibilità, alquanto probabile, di unificare le due inchieste che riguardano in particolare il cantiere delle paratie, entrambe coordinate dal pubblico ministero Pasquale Addesso.
Tornando all’inchiesta-bis, che coinvolge due sindaci – l’attuale, come detto, ma anche il predecessore Stefano Bruni – le ipotesi di reato sono molteplici e riguardano diverse fasi del cantiere infinito del lungolago. Nel mirino della Procura di Como sono finiti in particolare il procedimento di approvazione della terza variante, quella votata dalla giunta di Mario Lucini contestata anche dall’Anac, ma pure presunti reati paesaggistici ed edilizi che fanno riferimento invece all’ex sindaco Bruni. Per tutti i dieci indagati la Procura ha richiesto il rinvio a giudizio.