In una partita di calcio si chiamerebbe “contropiede”. Di certo, a poche ore dalla ripresa delle udienze sul processo paratie, la notizia è clamorosa perché va a colpire (o quantomeno a tentare di farlo) il mattone fondante su cui è stato costruito tutto l’edificio accusatorio, ovvero la Deliberazione di Anac numero 1 dell’8 gennaio 2016. L’ingegner Antonio Viola, assistito dall’avvocato Elisabetta Di Matteo, ha infatti impugnato l’atto di fronte al Tar del Lazio chiedendone non solo l’annullamento ma anche il risarcimento del danno subìto proprio dalla stessa Anac.

Un vero “contropiede” che aggiunge ai diversi piani della vicenda una nuova intricata sezione. L’udienza di fronte al Tribunale amministrativo non è ancora stata fissata, ma questa azione si inserisce come un cuneo in ciò che era già noto, ovvero la vicenda penale e quella di fronte alla Corte dei Conti relative entrambe a presunte inadempienze collegate alle opere antiesondazione del Lago di Como. Procedimenti che però erano stati aperti proprio grazie a quel “mattone”che ora viene attaccato.

Le notifiche hanno raggiunto nelle scorse ore non solo Anac, chiamata in causa con parole molto dure nello scritto depositato al Tar, ma anche Comune di Como, Provincia di Como, Regione (anche Palazzo Lombardia non è stato affatto risparmiato) e ovviamente Sacaim e Presidenza del Consiglio dei ministri. La tesi di Viola, che fu direttore dei lavori nonché dirigente del settore Reti di Palazzo Cernezzi, è divisa su più punti e parla di presunti errori commessi da Anac nelle proprie valutazioni.

Il primo riguarda il presunto mancato rispetto dei diritti della difesa, non essendo Viola mai «stato sentito o coinvolto» nell’istruttoria dove invece avrebbe potuto dare risposte alle domande di Anac. Istruttoria definita tra l’altro «lacunosa e in assenza di contraddittorio». Poi ad Anac viene imputato il «travisamento dei fatti», anche perché intervenuta tra 2015 e 2016, in un’opera però partita anni prima. «Anac – si legge nel ricorso al Tar del Lazio – fa valere elementi che al momento dell’adozione degli atti censurati non erano affatto pacifici». Insomma, a dire della difesa di Viola, «seguendo il ragionamento di Anac, che esprime il suo giudizio ora per allora, ogni variante (al progetto originale, ndr) sarebbe esclusa… Evidentemente Anac presuppone doti di vaticinio in capo alle stazioni appaltanti». La Deliberazione viene criticata in molti altri punti («La vasca B è stata collaudata con verbale del 20.7.2010, e ciò smentisce quanto affermato da Anac circa il mancato collaudo statico») tanto che, secondo l’avvocato Di Matteo, «troppe volte Anac confonde il piano della legittimità con quello dell’opportunità e del merito».

Non mancano pagine – molto dure – sulla «questione di costituzionalità» in quanto «Viola è stato sottoposto a molteplici conseguenze amministrative, civili e penali per la delibera Anac, il tutto senza nemmeno essere stato sentito o coinvolto nell’istruttoria, con violazione dei propri diritti personali garantiti». Per la difesa insomma «la condotta di Anac configura un abuso del diritto».  E ancora: «Anac diviene di fatto ed inamissibilmente una forza di polizia e un’autorità giudiziaria aggiunta senza garantire le tutele imposte a tali corpi dello Stato… Non esistono limiti al potere di Anac… e questa è una grave violazione dei diritti umani e del principio democratico».

Pesanti, come detto, anche i richiami all’operato in questi anni della Regione Lombardia: «Quale soggetto finanziatore era preposto al controllo delle opere idrauliche», dice Viola, mentre a Provincia di Como e Comune erano state delegate rispettivamente le «funzioni di coordinamento» e di «mero attuatore dei lavori». Come del resto «dimostrano i recenti sviluppi della vicenda» dove il “Pirellone” ha fatto valere la propria competenza» con la «risoluzione del contratto con Sacaim». Decisione presa proprio «sulla deliberazione Anac, ma questo non prova la presenza di errori nel progetto». Insomma, la battaglia sulle paratie è appena iniziata e l’epilogo appare tutt’altro che scontato.