Sul fatto che il tema paratie possa essere l’argomento chiave anche della prossima, imminente, campagna elettorale del capoluogo, nessuno ha dubbi. Sulla possibilità che il cantiere infinito diventi presto un pallido ricordo, così come auspicato – e in un certo senso anche annunciato – dal presidente della Regione, i pareri sono invece alquanto diversi.
All’entusiasmo di Roberto Maroni si contrappone il realismo dei tecnici. Mentre i segnali che giungono da più parti indicano burrasca. Sì, perché la visione ottimistica e i proclami di Palazzo Lombardia non possono cancellare un dato evidente: la “guerra totale” in atto tra la stessa Regione e Sacaim. Un conflitto aspro, duro, senza riserve. Che trascinerà l’affaire paratie ben oltre l’autunno.
La rescissione del contratto di appalto notificata da Infrastrutture Lombarde a Sacaim ha aperto – cosa del tutto inevitabile e ampiamente prevista – un contenzioso pesantissimo.
In questi giorni, la ditta veneta e la partecipata della Regione stanno discutendo, attraverso i rispettivi uffici legali, il punto di avvio dell’intera vertenza, ovvero il cosiddetto “stato di consistenza” delle opere.
Per procedere alla richiesta di risarcimento o al riconoscimento di quanto realizzato, le parti in causa devono sottoscrivere una sorta di verbale di collaudo di ciò che è stato fatto.
Devono cioè trovare un’intesa sullo stato di consistenza dei manufatti costruiti.
Infrastrutture Lombarde ha redatto un documento in tal senso che Sacaim contesta addirittura nella forma, prima che nella sostanza. L’impresa si appresta perciò, con ogni probabilità, a chiedere al Tribunale l’intervento di un perito terzo.

Il direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Guido Bonomelli, tuttora responsabile unico del procedimento paratie, è molto esplicito a riguardo. «Sacaim ci ha contestato il modo in cui abbiamo redatto lo stato di consistenza e potrebbe chiedere al Tribunale una verifica di terzi. I nostri e i loro avvocati stanno lavorando, se non si troverà un accordo si andrà all’udienza davanti al giudice».
Sui contenuti dello stato di consistenza, invece, non ci sono dubbi di alcun genere. Dice infatti Bonomelli: «Non saremo mai d’accordo, la nostra tesi è che Sacaim debba pagare più di quanto possa ricevere, anche per gli evidenti errori progettuali che noi contestiamo».
Oggi scadono i termini per la presentazione al giudice delle memorie difensive. Nel frattempo, la trattativa continua. Sebbene senza troppe illusioni.
Tanto che lo stesso Comune di Como, nella seduta di giunta di ieri, ha deciso la costituzione in giudizio del Comune nell’eventuale procedimento che Sacaim potrebbe avviare nei prossimi giorni. Se non fosse raggiunto alcun accordo, l’impresa veneta sarebbe infatti costretta a fare causa al municipio del capoluogo in quanto stazione appaltante. Soltanto nelle prossime ore si saprà quali esiti avranno avuto le lunghissime riunioni intercorse tra i legali di Sacaim e quelli di Infrastrutture Lombarde negli ultimi giorni.
L’impressione è negativa. Viste anche le premesse. In ballo ci sono cifre enormi. Mentre sullo sfondo restano il cantiere infinito, la campagna elettorale e la speranza dei comaschi di riavere il loro lungolago.