Il tribunale di Como

Una trentina di contestazioni. Dodici imputati. Carrelli pieni zeppi di faldoni. Intercettazioni a fiumi e trascrizioni. Se il processo sulle paratie antiesondazione del Lago di Como dovesse essere riunito come chiesto ieri dal pubblico ministero Pasquale Addesso – per ora i fascicoli sono ancora divisi – ci troveremmo di fronte ad un maxi procedimento che vivisezionerà l’opera pubblica in ogni minimo dettaglio, dalla sua ideazione alla sua (non) realizzazione.

Ieri mattina, in aula, sono intanto comparsi per la prima volta gli imputati di quello che è ancora il secondo troncone, quello che comprende i nomi dei due sindaci Stefano Bruni e Mario Lucini, entrambi presenti in aula. Con loro anche Virgilio Anselmo (ingegnere piemontese), Graziano Maggio (procuratore delegato da Sacaim e direttore di cantiere), Maria Antonietta Marciano (legale del Comune), la Sacaim stessa, oltre ai tre imputati già a processo nel primo troncone dell’inchiesta, ovvero Antonio Ferro (dirigente settore “Grandi opere”), Pietro Gilardoni (dirigente del settore “Reti”) e Antonio Viola (ex dirigente settore “Reti”).

Altri imputati della vicenda che per prima era arrivata in aula – e che ora potrebbe essere riunita al fascicolo bis – sono Giovanni Foti (imprenditore), Ciro Di Bartolo (funzionario del settore “Reti”) e Antonella Petrocelli, ex segretario generale del Comune. Il collegio di Como si è riservato di decidere sulla richiesta di riunione dei procedimenti, cosa che dovrebbe avvenire nella prossima udienza del 7 giugno.

Il cantiere delle paratie in una foto d’archivio

Ieri invece è già stata accolta la costituzione di parte civile avanzata dal Comune di Como anche per il secondo troncone del processo, quello appunto che vede coinvolti i due sindaci del capoluogo. Costituzione che è stata contestata dalle difese – eccezione rigettata – in quanto la determina che assegna l’incarico al legale di Palazzo Cernezzi riporta il nome della Marciano che è tra gli imputati. Infinite e disparate le contestazioni avanzate dalla Procura. Si parla a vario titolo, a seconda degli indagati, di turbata libertà della scelta del contraente, di turbata libertà degli incanti, di falso materiale e ideologico, di truffa, di abuso d’ufficio, di irregolarità edilizie e pure di reati in danno dei beni paesaggistici e naturali. Questa ultima contestazione è stata protagonista di una eccezione avanzata dall’avvocato Elisabetta Di Matteo in quanto – a suo dire – già cuore di un precedente fascicolo poi archiviato dalla Procura dopo anni di indagini. Eccezione anche questa non accolta dal collegio.