I responsabili di autoscuole falsificavano i registri dei corsi per attestare la presenza di autisti che non avevano mai seguito le lezioni. Il funzionario della Motorizzazione rispondeva a domande d’esame al posto dei candidati. Un sistema illecito che ha portato al rilascio di oltre 330 licenze ad altrettanti autotrasportatori che non avevano i titoli per ottenere l’autorizzazione e di quasi 80 abilitazioni per il trasporto di merci pericolose.

L’organizzazione è stata smantellata da polizia stradale e guardia di finanza, che ieri hanno eseguito dodici ordinanze di custodia cautelare, sette in carcere e cinque ai domiciliari, effettuato 31 perquisizioni e sequestrato le tre autoscuole coinvolte, oltre all’ufficio del funzionario della Motorizzazione di Como coinvolto. Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, falso in atto pubblico, falso in certificazioni e associazione per delinquere per il filone legato all’abilitazione per le merci pericolose. I certificati che sarebbero stati ottenuti in modo illecito sono stati ritirati agli autisti che li hanno avuti, denunciati a piede libero per corruzione.

L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore di Como Massimo Astori. Gli accertamenti sono iniziati quando gli inquirenti hanno notato l’anomala presenza ai corsi di alcune autoscuole lariane di numerosi autisti provenienti da province diverse, anche a notevole distanza dalle sedi in cui si tenevano le lezioni. I documenti oggetto dell’inchiesta sono il Cqc, carta di qualificazione del conducente e l’Adr, abilitazione per le merci pericolose. Per ottenere indebitamente le licenze di guida, gli autotrasportatori sborsavano da 250 a 800 euro. L’operazione portata a termine ieri dalla polizia stradale e dalla guardia di finanza ruota attorno a tre autoscuole, la Luigi sas con sede principale a Mozzate, la Catelli Srl di Uggiate Trevano e la Albini Srl di Dongo.

Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare compaiono titolari, dipendenti e procacciatori d’affari di queste agenzie e un funzionario della Motorizzazione civile del capoluogo, Antonio Pisoni, responsabile della direzione territoriale dei trasporti di Como. Nel mirino degli inquirenti anche un dipendente della Parmalat, che avrebbe ottenuto per gli autotrasportatori che lavorano per l’azienda 73 Cqc rilasciati senza che i destinatari avessero frequentato i corsi obbligatori previsti dalle normative.

L’azienda è intervenuta con una nota ufficiale nelle ore successive all’operazione delle forze dell’ordine. «In merito alle notizie relative all’inchiesta su una presunta compravendita di licenze per camionisti – si legge nel comunicato – Parmalat precisa che si ritiene parte lesa e sta collaborando già da diversi mesi con gli inquirenti e le forze di polizia al fine di chiarire ogni eventuale responsabilità di propri dipendenti». In seguito l’azienda ha aggiunto che gli autotrasportatori non sono dipendenti ma collaboratori esterni. Ieri, nelle prime ore della giornata, gli agenti della squadra di polizia giudiziaria della polizia stradale di Como e la guardia di finanza hanno eseguito i provvedimenti di custodia cautelare disposti dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Como, oltre alle perquisizioni delle autoscuole, della Motorizzazione e delle abitazioni degli indagati. A tutte le sedi delle agenzie coinvolte sono stati messi i sigilli e sono stati sequestrati documenti e computer.

Anna Campaniello

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