Tra maggio e luglio sono triplicati i casi di revoca di permessi di lavoro per frontalieri o di dimora in Canton Ticino. Lo rivela il “Corriere del Ticino” sottolineando tutte le tappe, dall’aprile del 2015 a oggi, che hanno portato l’inasprimento dei controlli per motivi di sicurezza.
In particolare i cittadini dell’Unione europea devono presentare negli uffici di Bellinzona il casellario giudiziale e, in un primo tempo (fino al novembre 2015) anche il certificato dei carichi pendenti per avere il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora (contrassegnati con la lettera B) e per il lavoro fontraliero (G). Nei primi due anni di applicazione della misura sul casellario su oltre 47.800 domande, il 99,2% viene accolta. Meno di cinque domande al mese (4,8) vengono respinte. Le cose cambiano radicalmente dal maggio al 24 luglio di quest’anno, con una media di 14,3 casi al mese. Il direttore del dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi ha dichiarato come le cifre confermino l’efficacia della misura.
«Abbiamo negato l’accesso a persone pericolose. La mia volontà è di attuare maggiori controlli sul rilascio o il rinnovo dei permessi – ha dichiarato Gobbi al “Corriere del Ticino” – e la misura del casellario è solo una delle tante che abbiamo adottato per raggiungere l’obiettivo».
Il governo del Canton Ticino (Consiglio di Stato) lo scorso giugno ha annunciato che avrebbe abolito il provvedimento sui permessi in caso della firma definitiva degli accordi fiscali tra Svizzera e Italia.
Firma che sarebbe dovuta avvenire in tempi brevi, ma che al momento invece non è ancora in calendario, non essendo una priorità quantomeno per il governo italiano.