Alzi la mano chi, in un ristorante, non ha mai chiesto un piatto vuoto per dividere una pietanza con un altro commensale.
Bene, allora fate attenzione perché a Como, città turistica per eccellenza, meta di migliaia di visitatori stranieri e italiani ogni anno, potrebbe capitarvi uno spiacevole imprevisto.
Nel conto finale potreste trovare una voce quantomeno inaspettata, nonostante la cortese spiegazione fornita dal titolare. Potrebbe capitare di trovarvi addebitato un 20% aggiuntivo rispetto al costo della portata ordinata proprio perché, come recita il menù scritto sia in italiano che in inglese, le “pietanze da dividere costeranno il 20% in più”. L’inconveniente, dovuto magari alla disattenzione nel leggere la lista dei piatti, è capitata di recente a un comasco che per affari aveva portato clienti in un noto locale del centro storico.
Premessa doverosa: il ristorante in questione è “La Colombetta” di via Diaz, molto noto e con ottime valutazioni sulla bontà del cibo, frequentato da clienti vip a partire, in passato, anche da George Clooney quando risiede a villa Oleandra.
Fatta questa precisazione, fa però discutere il pagamento di un sovrapprezzo per dividere una pietanza in una città che vuol’essere sempre più a vocazione turistica.
In un territorio come quello della provincia di Como negli ultimi anni si stanno compiendo enormi investimenti e sforzi per fare del turismo il settore economico trainante, eppure è possibile incappare situazioni come quella descritta.
È pur vero che molti clienti di questo ristorante non hanno problemi a saldare alcun tipo di conto, o forse neanche notano una voce apparentemente fuori posto, ma in ogni caso è lecito interrogarsi. Non si tratta certamente di un caso simile a quelli più volte segnalati in altre città italiane dove, a ignari turisti, vengono presentati conti irragionevoli, ma è pur sempre un episodio che spinge a riflettere chi si impegna costantemente nello sforzo di rendere sempre più appetibile in tutto il mondo il Lago di Como.

In un ristorante di un certo livello dal punto di vista culinario «è assolutamente doveroso che anche il servizio sia all’altezza. È questa la premessa necessaria per spiegare quel 20% aggiuntivo sulle pietanze da dividere», spiega in maniera chiara e con estrema gentilezza una delle titolari del ristorante. «Capita sempre più spesso che arrivino gruppetti di turisti, specialmente stranieri, che dopo aver ordinato magari un paio di pietanze ci chiedono altri piatti – tanti quanti sono seduti al tavolo – per fare degli assaggi. Questo per noi comporta del lavoro aggiuntivo. Non si tratta semplicemente di portare 4 o 5 piatti in più e lasciarli sul tavolo, ma essendo il nostro un ristorante di un certo tipo, i camerieri devono apparecchiare la tavola in modo consono e tale da consentire a tutti di poter degustare quanto ordinato. Si tratta di tempo aggiuntivo che viene dedicato al tavolo e come tale va messo in conto».