Ponte pedonale e telecamere della Ztl. Manifestazione ed esposto della Lega

Antonelli (Unione Consumatori) invoca l’intervento della Corte dei Conti

Ora si dà la colpa alla burocrazia, alle leggi poco chiare in materia, ma gli ultimi due casi di opere “monche” realizzate a Como, con investimenti di centinaia e centinaia di migliaia di euro, rappresentano drammaticamente la gestione della cosa pubblica in città negli ultimi anni.

La prima questione riguarda le nuove telecamere di videosorveglianza della Ztl, 172mila euro di investimento per lasciarle spente. Sono di ultima generazione e in grado di valutare anche il tempo di permanenza dei mezzi dentro la zona a traffico limitato. Peccato che questa loro capacità, che potrebbe multare per divieto di sosta chi ha diritto ad entrare entro le mura solo per un tempo limitato, vada contro sia al Codice della strada sia alla legge sulla privacy. Palazzo Cernezzi attende ora il responso del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia. L’assessore al Bilancio Paolo Frisoni confida che la risposta arrivi entro fine anno.

La domanda sorge spontanea: ma i tecnici comunali che hanno avallato l’acquisto delle telecamere, non potevano chiedere prima i pareri?

Ancora più spinosa la vicenda del ponte pedonale che sormonta via Badone. L’investimento sull’opera è stato di un milione di euro, ma il ponte ha barriere architettoniche, scalini, che di fatto impediscono l’accesso alla popolazione più debole. In questo c’è chi ipotizza addirittura una violazione della legge in vigore dal 1989. E non solo, portando il ponte a un cinema multisala, ovvero a un luogo di interesse culturale, secondo un’ipotesi, il ponte potrebbe essere stato costruito in barba a un decreto del ministero dei Beni Culturali del 2008, che tutela l’accesso dei disabili.

«Iniziamo dalle telecamere – spiega Mauro Antonelli, delegato provinciale dell’Unione nazionale Consumatori – I sistemi automatici, se omologati, possono multare, ma solo per determinate infrazioni, la velocità ad esempio, oppure l’ingresso in zone proibite, come avviene a Milano e anche nella Ztl di Como. Ma non per divieto di sosta. Si tratta di un problema, più che di privacy, di rispetto del Codice della strada», ammette.

Come potrebbe infatti provare il multato uno stato di provata esigenza che lo ha costretto a rimanere più a lungo in centro storico?

«La multa a distanza fa comodo ai Comuni, perché incassano senza fare fatica, ma solo l’intervento di un agente della polizia locale potrebbe valutare i casi singoli – prosegue Antonelli – La violazione va contestata subito, l’articolo 201 del Codice della strada parla chiaro».

«Credo che la Corte dei Conti dovrebbe verificare se non sono stati buttati via dei soldi» dice Antonelli.

«Si potrebbe trattare anche solo di un software da aggiornare, però si tratta comunque di costi. Purtroppo i tempi di indagine sono estenuanti. Lo dice uno che primo in Italia, presentò un esposto sul muro di Como. Dopo anni sto ancora aspettando l’esito dell’inchiesta – spiega il delegato provinciale dell’Unione nazionale Consumatori – Nel caso del ponte, la violazione potrebbe essere ancora più grave, ma il potere dei cittadini ancora più limitato».

In che senso?

«Prima di tutto si deve provare che il ponte si possa classificare come edificio o come accesso a un edificio. E credo vi siano pochi dubbi. La legge spiega che tutti i nuovi edifici debbano essere privi di barriere architettonici per d’accesso. Se è un privato a violare la legge sulle barriere viene sicuramente chiamato a pagare, ma se si tratta del pubblico ci si addentra in un ginepraio. Anche l’omissione e l’abuso di atti d’ufficio non vengono quasi più riconosciuti, e qui non si possono riscontrare violazioni a carattere penale. Lo Stato dovrebbe sanzionare il Comune che non rispetta le regole. Dovrebbe iniziare a trasferire meno risorse, ad esempio, dare potere al prefetto».

I cittadini potrebbero intervenire con una Class action, però?

«Sarebbe inutile. Contro la pubblica amministrazione non si possono chiedere soldi. E poi ci sono i tempi, anche 10 anni per arrivare una sentenza. Si tratta di uno strumento troppo macchinoso», conclude.
La Lega Nord intanto ha preparato un esposto contro il ponte. Verrà presentato in Comune dopo il sopralluogo del segretario cittadino Alessandra Locatelli, con il consigliere comunale Giampiero Ajani, e i consiglieri regionali Dario Bianchi e Daniela Maroni della Lista Maroni.
Quest’ultima, da sempre vicina ai problemi della fascia della popolazione più fragile, va all’attacco. «Ennesimo lavoro, ennesima spesa inutile e imbarazzante figura della giunta Lucini», commenta.
                                                                                                                                                Paolo Annoni

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