Voleva scappare all’estero il presunto assassino di Youness Zarhnoun, il marocchino ucciso a coltellate al termine di un litigio avvenuto in una casa di Asso. Non Milano dunque, come era sembrato in un primo momento, bensì fuori dall’Italia. Per questo aveva chiamato un amico chiedendogli di venirlo a prendere a Lambrugo, quando già era in fuga.
«Ho litigato con uno e l’ho accoltellato, e mi sa che è morto», dice al telefono, intercettato dagli inquirenti che erano già sulle sue tracce. Con il passare delle ore emerge con maggiore chiarezza quanto è realmente successo in quell’appartamento in cui si trovavano anche due italiani e altri marocchini.
Elementi che dovranno essere vagliati dall’autopsia che verrà effettuata oggi a Lecco, ospedale dove il 26enne è giunto cadavere.
Quanti colpi
C’è innanzitutto da capire quanti colpi siano effettivamente stati inferti. In conferenza stampa – nell’immediatezza del fermo – si era parlato di due fendenti al cuore e alla gola. Ora parrebbe emergere che i colpi, inferti con un coltello da cucina, abbiano in realtà raggiunto la spalla in un punto dove, se i sanitari fossero stati chiamati in tempo (invece il 118 pare sia stato allertato con ritardo), avrebbero potuto intervenire. La vittima aveva anche dei tagli al volto in seguito a più colpi con un coccio di vetro.
La dinamica
Altro elemento che non era emerso: l’aggressione mortale sarebbe avvenuta in casa nella frazione di Asso, e non in strada.
Non solo, il litigio dovrebbe aver avuto due fasi. Una prima conclusa con i colpi al volto (inferti con il coccio di vetro di un bicchiere) e l’intervento dei presenti a dividere i contendenti, una seconda parte con il coltello e i fendenti alla spalla. Un solo testimone avrebbe effettivamente visto la coltellata ma tutti avrebbero notato il sospettato armarsi di un coltello con il manico nero. Rimarrebbe da capire come sia poi giunta la vittima sullo spiazzo a lato della strada dove è stata soccorsa. Non è escluso che possa esserci giunta con le sue gambe, accasciandosi solo in seguito. Sarebbe questa una conferma del fatto che, se soccorso in tempo, il ferito avrebbe potuto essere salvato.
Il litigio
Anche le cause del litigio iniziano a prendere forma, seppur tra versioni contrastanti. In ballo ci sarebbe stato, in una serata dove si era bevuto tanto, un cellulare rotto per terra da Youness e anche la volontà della vittima di trascorrere la notte in quella casa, cosa che il rivale – il 29enne poi arrestato – non gradiva.
I riscontri
Oltre all’intercettazione citata all’inizio e la fuga dal luogo dell’aggressione, contro il fermato ci sarebbero anche abiti sporchi di sangue sequestrati dai carabinieri al momento dell’intervento, mentre in auto con l’amico cercava di raggiungere Milano per poi scappare all’estero. Sul viso del marocchino erano poi presenti segni di colluttazione, a conferma del violento litigio avvenuto con la vittima.
La difesa
Il fermato, Norddine El Amari, è assistito da Fabrizio Maldini e Massimo Guarisco. Di fronte al giudice ha scelto il silenzio ma la sua versione sarebbe diversa da quella raccontata dagli altri presenti. Intanto oggi – come detto – all’Ospedale Manzoni di Lecco verrà effettuata l’autopsia. Da chiarire c’è non solo il numero dei colpi, ma anche la traiettoria, e se questi fossero o meno immediatamente mortali.
M.Pv.