Le primarie del Pd senza candidati iscritti al partito. Potrebbe succedere anche questo a Como. Epilogo semiserio (o tragicomico, è lo stesso) di una vicenda elettorale – quella del centrosinistra – sin qui segnata da molti colpi di scena. Stasera, nel salone Cna di viale Innocenzo, si riunisce l’assemblea cittadina Dem chiamata a ratificare in via definitiva la proposta di regolamento delle primarie di coalizione.

La bozza in discussione è del tutto simile a quella adottata per il voto del 27 novembre 2011, la consultazione che sancì la vittoria di Mario Lucini. A monte di questa bozza, su cui probabilmente nessuno farà particolari obiezioni, restano tuttavia salde le regole fissate dallo statuto Pd. Che al comma 3 dell’articolo 18 prevede una specifica clausola di sbarramento per gli iscritti. Pensato per evitare che alle primarie il partito si dividesse tra più candidati finendo così per favorire gli “altri”, il comma 3 stabilisce l’obbligo per i tesserati di raccogliere il 20% delle firme tra gli iscritti dell’àmbito territoriale di riferimento.

A norma di statuto, quindi, Vito De Feudis, Gioacchino Favara e Marcello Iantorno, devono trovare 250 firme tra gli elettori del capoluogo e farsi sottoscrivere la candidatura da almeno 39 militanti Pd residenti in città. Per il calcolo fa fede il tesseramento 2015, l’ultimo di cui si hanno i dati definitivi (quello del 2016 infatti è stato prorogato sino alla fine di questo mese). E al 31 dicembre 2015, gli iscritti al Pd di Como erano 197. L’applicazione del comma 3 non è derogabile. Almeno, questa sembra essere l’interpretazione autentica.

Il segretario cittadino Dem, Stefano Fanetti, ha in realtà chiesto al regionale indicazioni sul tema. La risposta è stata netta: si applica lo statuto. Il risultato è paradossale. Allo stato attuale, il candidato che pare godere del maggior consenso nel gruppo dirigente allargato del Pd è l’imprenditore indipendente Maurizio Traglio. Il quale per partecipare alle primarie dovrà “semplicemente” limitarsi a trovare 250 firme di residenti. Lo stesso dovranno fare pure gli altri due concorrenti che hanno finora annunciato l’intenzione di competere: Mario Forlano e Vittorio Mottola.

Se nessuno dei tre candidati in pectore iscritti al Pd trovasse le 39 firme di militanti, potrebbe darsi il caso davvero clamoroso di una “esclusione” dalle primarie dello stesso Partito Democratico. Nel 2007 (si votò il 4 febbraio) il Pd non esisteva ancora e le primarie furono vinte da Luca Gaffuri, allora esponente della Margherita, il quale ebbe la meglio su Alberto Bracchi (architetto appoggiato da Como Possibile), Elisabetta Patelli (esponente dei Verdi) e Donato Supino (che rappresentava i comunisti di Rifondazione).

Il 27 novembre 2011, invece, Mario Lucini vinse le primarie battendo Marcello Iantorno (unico iscritto al Pd), Bruno Magatti (sostenuto da Sel e da Paco) e Gisella Introzzi, indipendente e poi candidata a Palazzo Cernezzi come capolista di Amo la mia città).

Dario Campione