«Opere realizzate sotto il 50%». «Modifiche sostanziali che non vennero mai approvate dalla giunta». «Autorizzazioni paesaggistiche senza sopralluoghi». «Plurime violazioni di legge». «Somme non dovute pagate a Sacaim». «Opere realizzate senza criteri antisismici». È stato un quadro dell’orrore quello dipinto ieri mattina dal consulente del pm Pasquale Addesso, nell’ambito del processo alle paratie antiesondazione del Lago di Como.
L’ingegnere Patrizia Giracca si è seduta davanti al Collegio del Tribunale per rispondere a domande sulla consulenza tecnica realizzata in fase di indagine e che ha riguardato la storia delle paratie dall’ideazione fino ai giorni nostri.
Le parole usate in molti frangenti sono state pesanti, e hanno colpito un po’ tutti i fronti dell’opera pubblica.
Una ricostruzione che non ha mancato di destare malumori nelle difese che avranno poi tempo e modo di ribattere quando la palla passerà a loro. Inconfutabile è comunque il dato di partenza: «L’opera non arriva al 50% della realizzazione», e questo nonostante «un numero di anni impressionante, dal 2008 ad oggi, anche se i lavori sono proseguiti solo per tre anni su dieci e l’opera è stato a lungo in stato di abbandono». Altro punto di partenza, per l’accusa, sono «le plurime violazioni di legge».
«Ci sono state varianti per sanare opere già realizzate, opere non autorizzate o realizzate in difformità dal progetto come il famoso “muro” e anche modifiche sostanziali che venivano approvate dal direttore dei lavori che non poteva farlo, perché spettava alla giunta comunale che invece non fu mai interpellata». «Nessuna opera presente oggi rispetta la normativa antisismica del 2008 – ha proseguito l’ingegnere Giracca – e non furono mai presi in considerazione nemmeno adeguamenti antisismici, se non con l’ultima perizia di variante».
Pesanti anche le parole contro la Provincia – «che diede l’autorizzazione paesaggistica senza sopralluoghi, o almeno non ne risultano sul giornale di cantiere» e che comunque «non si rese conto della realizzazione di opere non approvate» – e contro la giustificazione alla nuova perizia di variante, la terza, imposta da sorprese geologiche che per il consulente non ci furono: «Nessuna sorpresa geologica, si parla di cose note a tutti da anni, bisognava però volerle vedere». Insomma, la soluzione per l’ingegner Giracca era una sola: «Risolvere il contratto con Sacaim e rivedere il progetto», invece all’azienda vennero pagati «importi non dovuti che io ho quantificato il circa 420mila euro».
Le difese dei 12 imputati scalpitano, ma toccherà anche a loro parlare. Ora però il processo si ferma per la pausa estiva: si torna in aula a settembre.
M.Pv.