Pare che a monte di tutto ci fosse una questione di gelosia. L’uno aveva come compagna di vita l’ex dell’altro. A farne le spese furono però 44 pecore, uccise (si presume per vendetta) dal rivale in amore.
Una vicenda ormai datata, che risale al 2011, ma che ieri mattina è finita in un aula di tribunale a Como. Unico imputato il presunto sterminatore di ovini, accusato – per l’insolita vicenda, quantomeno in riva al Lario – del reato di «uccisione di animali altrui», che può arrivare alla pena di quattro anni di reclusione «se commesso su tre o più capi bestiame raccolti in gregge».
La storia, come detto, risale al 23 maggio 2011 in un allevamento dell’Olgiatese. Il proprietario delle pecore – di ritorno alla sera dal lavoro in Svizzera – si trovò di fronte alla mattanza di pecore sgozzate oppure uccise con un oggetto contundente. L’uomo si presentò subito a sporgere denuncia querela per quanto avvenuto e sul posto arrivarono anche i veterinari dell’Asl.
Le indagini della Procura hanno poi portato ad attribuire le presunte responsabilità a un 70enne residente nella zona che avrebbe agito per gelosia, dato che il proprietario degli animali frequentava una sua ex. Ieri la vicenda delle 44 pecore uccise – che viaggia già sul limite della prescrizione – è approdata per la prima volta in aula di fronte al giudice monocratico Valeria Costi.
L’accusato non era in aula, rappresentato dal legale Giuseppe Sassi.
L’Enpa – Ente nazionale protezione animali – ha chiesto di costituirsi parte civile invocando un risarcimento del danno simbolico di 5mila euro (avvocato Massimo Di Marco). Non si è invece costituito il proprietario degli ovini. Il giudice ha poi accolto l’Enpa come parte del processo e l’udienza è stata rinviata al 19 aprile. «L’Ente nazionale protezione animali – ha detto l’avvocato Di Marco – ha svolto e continua a svolgere concretamente una costante opera di tutela dei diritti degli animali avendo per scopo principale la protezione degli animali e l’affermazione dei loro diritti così come previsto dall’art.1 dello statuto costitutivo».