Piscine aperte e tuffi liberi al lido di Villa Olmo. Da ieri mattina infatti lo stabilimento è regolarmente in funzione. Fatto non proprio scontato, nonostante sia ormai estate, visto quanto accaduto di recente. Fino a pochi giorni fa un contenzioso tra i gestori della struttura e il Comune, proprietario dell’immobile, aveva bloccato l’impianto facendolo rapidamente deteriorare. Le piscine si erano velocemente rovinate e riempite di acqua stagnante. Ma da ieri, osservando i turisti a mollo, nulla sembrerebbe essere accaduto, anche se la realtà è un altra.

Ecco i fatti: di recente il bando per l’assegnazione della gestione del lido ha individuato nella Sport Management l’aggiudicatario. Assegnazione che ha sollevato le proteste degli attuali gestori che l’hanno impugnata, ricorrendo al Tar, ma invano. «Il Comune allora, in base alla decisione del Tribunale, ha iniziato il procedimento di assegnazione definitiva agli aggiudicatari. Iter che richiederà del tempo. Noi però riteniamo che il Tar non sia entrato nel merito e siamo andati al Consiglio di Stato», spiega il gestore del lido Giorgio Porta.

In attesa dell’assegnazione definitiva a Sport Management si è creato un limbo, nella quale i nuovi gestori non possono ancora entrare e i vecchi dovrebbero stare fermi. «Per noi è impensabile vedere il lido andare in rovina. Allora abbiamo deciso che lo stabilimento, aperto e gestito da 36 anni, non poteva deteriorarsi così. A spese nostre, pur nell’incertezza del futuro, abbiamo rapidamente messo a posto le vasche e riaperto, investendo 9mila euro. Speriamo che il Comune ne tenga conto e che ci lasci concludere la stagione», dice Porta. In ogni caso ora si attende la decisione del Consiglio di Stato, fissata per il 19 dicembre. «Attendiamo il verdetto – dice Porta – Siamo aperti per spirito di sacrificio e servizio».

Il ricorso si base su diversi elementi ma «in particolare su due aspetti – spiega Porta – Innanzitutto secondo noi vanno analizzati i requisiti dei partecipanti al bando. E infine il Comune ci aveva recapitato, prima della scadenza del contratto, una lettera in cui ci annunciava la regolare disdetta del contratto ai soli fini della revisione del canone. Noi abbiamo fatto 170mila euro di interventi e poi il Comune ci ha ignorati», chiude Porta.