Denaro “sporco”, gioielli e lingotti d’oro trasportati illegalmente dall’Italia alla Svizzera e viceversa, oppure trasferiti in paradisi fiscali. Il nucleo di polizia tributaria di Como ha smantellato una presunta associazione a delinquere accusata di riciclaggio e commercio non autorizzato di oro e riciclaggio di denaro.

Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate dodici auto con vani nascosti dove sono stati trasportati soldi e gioielli per un valore totale di oltre 15 milioni di euro. Nella giornata di ieri, le fiamme gialle hanno notificato l’atto di chiusura indagini a 27 persone, tra le quali quattro svizzeri. Due uomini invece erano già stati arrestati dopo essere stati sorpresi a contrabbandare lingotti d’oro. Secondo l’accusa, sono nove le persone che avrebbero fatto parte dell’associazione a delinquere, sette italiani e due svizzeri.

Il procuratore di Como Nicola Piacente, in una nota ha precisato che «l’organizzazione gestiva un’attività di commercio non autorizzato e riciclaggio di oro anche attraverso l’esportazione all’estero o l’importazione in Italia violando le leggi». Secondo l’accusa, gli indagati si dedicavano inoltre al «riciclaggio del denaro di terzi trasportato clandestinamente dall’Italia alla Svizzera e poi investito in conti elvetici o nei paradisi fiscali e in parte riportato clandestinamente in Italia». «Il denaro – fa sapere ancora il procuratore – proveniva anche da reati, false dichiarazioni dei redditi e appropriazione indebita di fondi di amministratori di società e connesse infedeli comunicazioni sociali».

Nel corso dell’indagine, avviata nel mese di luglio del 2015 e proseguita fino al maggio scorso, la guardia di finanza ha accertato numerosi casi di abusivismo finanziario, il contrabbando di pietre preziose per un valore totale di 15 milioni di euro, di 25 chilogrammi d’oro e di somme di denaro per 2,2 milioni di euro e 576mila franchi svizzeri. I clienti venivano trovati tramite agenzie di intermediazione finanziaria estere. «I reati fine dell’associazione – si legge nella nota – sono aggravati dal connotato della transnazionalità e venivano perseguiti coltivando i rapporti on clienti italiani interessati a detenere all’estero denaro e oro».

Anna Campaniello