Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, ha proposto di tenere aperte le scuole anche durante l’estate. La numero uno del Miur ha già escluso una modifica del calendario della didattica, quindi i docenti sarebbero esclusi dal progetto.
I tecnici del ministero sono al lavoro per preparare una bozza da proporre prima di settembre, ma sulle modalità di attuazione del piano ci si interroga già sul Lario. I primi pareri raccolti, pur con dei distinguo, sono positivi.
Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como, conosce molto bene il mondo della scuola.
«Sono un’insegnante in pensione, non ho più un contatto quotidiano con il settore e gli umori dei colleghi, ma in linea generale credo che tenere aperte le scuole non possa essere che positivo», spiega Maria Rita Livio.
Il problema sul tavolo rimane quello delle risorse. «Se dal progetto vengono esclusi i docenti, comunque per tenere una scuola aperta serve del personale – aggiunge – e le persone vanno pagate. Non si può dire che la scuola negli ultimi anni abbia investito sul personale non docente. Durante il periodo estivo ci sono poi alcune incombenze da svolgere, come le pulizie straordinarie. Non so quante scuole della provincia potrebbero reggere per l’intera estate senza nuovo personale».
Maria Rita Livio fa poi delle differenze sui gradi di istruzione e parla di modelli da importare.
«In molti Paesi d’Europa già si investe molto nella scuola e il calendario è differente. Le strutture sono aperte quasi tutto l’anno fino alle ore preserali – dice la presidente – Andrebbero consultati gli operatori e le famiglie, perché da città in città le esigenze posson essere diverse. Serve una grande capacità organizzativa».
Positivo il commento anche di un’altra insegnante prestata alla politica, come il vicesindaco di Como, Silvia Magni.
«Sarei favorevole, ma dopo una considerazione iniziale – spiega – ovvero comprendere quale debba essere la funzione della scuola. Se infatti la proposta del ministro è consentire agli studenti di svolgere attività ricreative dentro gli istituti, quello già si fa da tempo».
La novità del Miur non sposterebbe insomma l’ago della bilancia.
«A Como da 5 anni le scuole comunali sono a disposizione di soggetti e cooperative che decidono di svolgere attività ricreative», aggiunge infatti il vicesindaco del capoluogo. «Se questa sarà un’indicazione di carattere nazionale, ben venga – sottolinea – Già durante l’anno gli istituti sono aperti alle associazioni dei genitori. Le famiglie considerano la scuole un luogo di aggregazione per tutto il quartiere».
«Ci sono esempi virtuosi a Roma, ad esempio, di zone disagiate rinate attorno alla scuola – aggiunge – Si è partiti con lavori di manutenzione affidati ai genitori, per arrivare all’apertura delle strutture anche nel weekend, facendo utilizzare strutture sportive e laboratori».
«Anche le nostre palestre sono aperte per le società sportive, basta una semplice autorizzazione», chiude Silvia Magni.
P.An.