Un “sì” che pesa, bel regalo di Pasqua. Nell’intenso dibattito in corso in questi giorni, anche grazie al nostro giornale, dopo la petizione dell’associazione “Maarc” presieduta dall’architetto Ado Franchini, a favore dell’ipotesi di trasformare in “Museo del Razionalismo” l’ex Casa del Fascio di piazza del Popolo, si esprime anche un architetto di fama internazionale come Stefano Boeri. «Va assolutamente fatto in modo che la Casa del Fascio sia un luogo accessibile e possa sprigionare definitivamente le proprie potenzialità per il grande pubblico» dice da Tirana, in Albania, dove ha uno dei suoi studi di architettura, l’architetto e urbanista che annovera tra i suoi progetti più noti il “Bosco verticale” nel quartiere Isola a Milano, due grattacieli di 100 e 80 metri le cui facciate accolgono una biodiversità florovivaistica di oltre 11.000 tra alberi, arbusti ed essenze vegetali.

«La Casa del Fascio di Como è di fatto un museo di se stessa, e in quanto tale – aggiunge Stefano Boeri – non penso sia necessario caricarla di altri contenuti a parte dedicarne una sezione per raccontare la vita e l’opera del suo artefice, l’architetto Giuseppe Terragni. Oltre a ciò, il museo che potrebbe essere ospitato a Palazzo Terragni dovrebbe raccontarne anche le varie vicende storiche, compreso quindi il ruolo di tutela che ha esercitato per lunghi anni la presenza della guardia di finanza con il suo comando. La Casa del Fascio è un palinsesto da rendere accessibile a tutti, dato che è già un museo in sé».

Richiama all’attenzione il ruolo della finanza come strumento di preservazione del bene culturale anche Chiara Rostagno, architetto comasco, già soprintendente per i beni culturali per la provincia di Lecco e da fine 2015 direttrice del Cenacolo vinciano di Milano. «Le case del fascio sono sedi della guardia di finanza non per caso, ma perché le fiamme gialle sono state la prima istituzione dello Stato a credere nel movimento di liberazione».

Per l’architetto comasco Mario Margheritis tuttavia la presenza dei finanzieri è obiettivamente un problema da risolvere, «spostandone la sede presso l’ex caserma De Cristoforis». «Il tema – dice – l’ho sollevato già molti anni fa creando non poche polemiche. Così com’è la Casa del Fascio, nota in tutto il mondo, è uno spazio negato alla città, che potrebbe godere di un percorso di turismo culturale straordinario legato all’architettura, davvero unico al mondo, tra l’altro tutto in piano e in un’area ristretta e quindi facilmente praticabile. E non c’è solo Palazzo Terragni a restare inagibile, pensiamo all’ex carcere di San Donnino».

Lorenzo Morandotti