Giorgio Perlasca

Tappa comasca per il figlio di Giorgio Perlasca, il “Giusto delle Nazioni” che a Budapest, alla fine della Seconda guerra mondiale, fingendosi diplomatico spagnolo (e facendosi chiamare Jorge al posto di Giorgio), firmò una serie di lettere di garanzia che di fatto salvarono la vita a oltre 5mila ebrei.
Di ritorno da Ascona, sulle rive del Lago Maggiore, dove domenica ha tenuto una seguitissima conferenza sulla figura di suo padre, il figlio Franco, assieme alla moglie Lucina, si è fermato ieri a Como, la città dove Giorgio Perlasca nacque nel gennaio del 1910, per poi trasferirsi in Veneto quando ancora era piccolo.

Franco Perlasca in via Ferrari, dove nacque il padre

A Giorgio Perlasca, morto a Padova il 15 agosto del 1992, sono stati tributati numerosi importanti riconoscimenti per il coraggio e l’intraprendenza con cui ha salvato migliaia di ebrei, dalla “Stella d’Oro” ungherese alla nomina di “Giusto delle Nazioni” in Israele, senza dimenticare l’albero a lui intitolato lungo il Viale dei Giusti a Gerusalemme, accanto a quelli di Wallemberg e di Wiesenthal. La sua storia, rimasta nascosta per decenni – lui stesso non ne aveva mai parlato prima – è emersa alla fine degli anni Ottanta, quando un gruppo di persone da lui salvate riuscì a rintracciarlo nella città veneta.

L’incontro con il sindaco Mario Landriscina (foto Antonio Nassa)

Il figlio Franco, sulla via del ritorno a Padova, città in cui abita, ha voluto fermarsi nel capoluogo lariano perché era «curioso di visitare la città di suo padre», dove finora era solo passato velocemente.
In particolare, ha voluto vedere la casa di via Ferrari dove suo padre era nato, ammesso che i numeri civici indicati sui documenti dell’epoca coincidano con quelli attuali.
Franco Perlasca è stato poi ricevuto a Palazzo Cernezzi dal sindaco Mario Landriscina, che aveva dichiarato di tenere molto a questo incontro. Al primo cittadino Perlasca ha donato il libro “L’impostore”, dedicato alla storia di suo padre.