Cultura e spettacoli

Terme giganti

TESORI LARIANIL’insediamento romano di viale Lecco secondo il direttore della “Rivista Archeologica” era più imponente di quelli di Pompei e Leptis Magna

Le terme svelate durante la recente “Settimana della Cultura”  nel corso del cantiere in viale Lecco, a Como, sono un documento archeologico unico. Sotto i piloni dell’autosilo in fase di realizzazione, si estende su oltre 2.500 metri quadrati un vasto complesso di reperti delle antiche terme romane di Como. Con pilastri enormi, che dovevano sorreggere volte immense.  Un sistema architettonico imponente (un lungo porticato quasi intatto corre lungo viale Lecco) «di cui Como deve andare fiera, senza provincialismi», secondo il direttore della “Rivista Archeologica” della Società Archeologica Comense, il docente di Diritto Romano dell’Università dell’Insubria Giorgio Luraschi.

L’area era già stata da lui sondata in un saggio del 2002 sullo storico e prestigioso periodico lariano. Le cui conclusioni, alla luce dei risultati delle analisi attuali (sono stati riempiti 300 scatoloni di intonaci dipinti, ad esempio, a documentazione di una struttura riccamente decorata), secondo l’autore risultano sostanzialmente confermate. 
«La Soprintendenza ha fatto benissimo a tutelare, aprendo ora le porte al pubblico, un reperto davvero unico. Anche se finora sono stati trovati pochi elementi costruttivi riconducibili propriamente a una struttura di tipo termale, io credo che questa sia la vera destinazione dell’edificio – dice Luraschi –  Siamo di fronte a un complesso di dimensioni enormi, che doveva essere pari all’attuale Duomo di Como. Possiamo ipotizzare che coprisse un’area trai 4mila e gli 8mila metri quadrati. Insomma, un edificio che ha pochi paragoni in Italia, più grande delle terme di Pompei e di quelle di Leptis Magna».
Ma dove si estendevano allora le terme degli antichi comaschi? «Sicuramente sotto l’ex cinema e sotto l’edificio a Nord» dice Luraschi. Teniamo presente che in epoca romana le terme non erano solo una “spa” ma comprendevano varie strutture aggiuntive, che le facevano diventare una agorà di lusso: avevano palestre e spogliatoi, locali per massaggi e probabilmente anche un lupanare annesso.
Luraschi sottolina l’unicità della struttura: «E parlo di unicità perché davvero unico è colui che l’ha donata per testamento ai comaschi: Plinio il Giovane. Non poteva certo regalare ai suoi concittadini un “bagnetto”, avrebbe certo fatto le cose in grande, come secondo me ha fatto».
Lo studioso, che dedicherà alle terme romane di viale Lecco un apposito capitolo del suo secondo volume sulla Como romana in via di realizzazione, sottolineava nel 2002 che le terme «erano situate, secondo le regole dettate da Vitruvio, nel punto più solatio e riparato dalla convalle». Erano alimentate dal torrente Valduce e – aggiunge – «forse da una altra fonte autonoma, delle 12 di cui parlò più tardi Paolo Giovio».
A lavori ultimati ci sarà un accesso riservato (in prossimità del vecchio Cinema Plinio) dal quale, su prenotazione, si potranno continuare a vedere gli scavi.
Lorenzo Morandotti

27 Aprile 2010

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