Terragni fu inizialmente escluso dal progetto

Una storia iniziata nel 1930
I retroscena sulla costruzione nel libro di Alberto Longatti
Il Monumento ai Caduti di Como ha 79 anni. È stato inaugurato il 4 novembre 1933. La storia di uno dei simboli di Como non è però stata lineare come le sue forme e ben viene raccontata con la consueta competenza e verve dal giornalista e scrittore Alberto Longatti nel libro edito dalla Famiglia Comasca “Marinetti e il Lario” del 2010.
Fu proprio Filippo Tommaso Marinetti, il padre del Futurismo, movimento che aveva nel comasco Antonio Sant’Elia l’architetto più rappresentativo, a dare nell’autunno del 1930 la spinta decisiva per la realizzazione del monumento. “Il podestà comasco – scrive Longatti – ingegner Luigi Negretti, gli ha confidato che da anni la città avrebbe voluto erigere un monumento in memoria dei Caduti della Grande Guerra, senza riuscire nell’intento”. L’idea iniziale era di adattare a tale scopo il Broletto. Nel 1926 era stato indetto anche un concorso, ma nessun progetto aveva convinto gli amministratori. “I familiari dei Caduti erano inviperiti”, si legge nel libro. Marinetti con l’aiuto di Enrico Prampolini (pittore e scultore) propose che il monumento fosse realizzato su un disegno di Sant’Elia. In perfetto stile marinettiano la scelta avviene con una cerimonia pubblica ai giardini a lago, nel luogo in cui dovrà sorgere il monumento. È presente anche il fratello minore di Sant’Elia, Guido. Vengono passate in rassegna le tavole esposte nella mostra su Sant’Elia al Broletto. L’occhio di Marinetti “cade su uno schizzo colorato a pastello che rappresenta un edificio a due torri parallele certamente monumentale, ma dalla funzione non facilmente identificabile”.
È la “Torre faro” tracciata a pastello da Sant’Elia nel 1914. Il podestà Negretti chiede a Prampolini di trasformare quello schizzo in un progetto esecutivo e assegna i lavori di costruzione all’ingegner Attilio Terragni, fratello di Giuseppe, che sarebbe quindi escluso dalla realizzazione del monumento che oggi tutti identificano come “suo”. Terragni protesta, ma poi sottoscrive la proposta quale fiduciario del sindacato degli architetti. Questo in attesa di quello che fu un vero e proprio “colpo di mano” dei comaschi. Realizzata la piastra di sostegno della possente opera, Attilio Terragni chiede disegni supplettivi per proseguire. Il Comune prende tempo e quando fa richiesta di nuove tavole a Prampolini, questi è all’estero e non può realizzarle. Quale migliore occasione per Giuseppe Terragni di insinuarsi nel progetto? L’architetto razionalista snellisce il disegno santeliano e lo “ripulisce” da ogni elemento decorativo (Prampolini vi aveva messo due gruppi di statue sui fianchi). Prampolini non verrà all’inaugurazione del monumento, così come Marinetti. A lui si deve però l’epitaffio “Questa notte dormiremo a Trieste o in paradiso fra gli Eroi”. Frase che Sant’Elia “avrebbe pronunciato in trincea il giorno prima di morire”, scrive sempre Alberto Longatti.

Paolo Annoni

Nella foto:
L’impalcatura durante i lavori di costruzione del Monumento ai Caduti di Como

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