Una comasca si batte per l’italiano in Svizzera

Il dibattito oltre frontiera
Maria Antonietta Terzoli in prima linea a Basilea per la lingua di Dante
C’è una comasca che si batte in prima linea per difendere la lingua italiana in Svizzera. È la studiosa di Carlo Emilio Gadda, Maria Antonietta Terzoli, docente di Italianistica all’Università di Basilea. Fa parte del nutrito gruppo di intellettuali che si impegnano a favore della lingua di Dante Alighieri, che è nazionale nella Confederazione ma soffre di complesso d’inferiorità. Il gruppo chiede a gran voce misure concrete di difesa.

Ha lanciato una petizione a margine delle giornate su italianità e plurilinguismo nel municipio e nell’Università di Basilea il 16 e il 17 novembre scorsi. “L’italiano in Svizzera: lusso o necessità?” era il titolo del convegno, mentre la petizione s’intitola “Italicità: non solo Svizzera italiana”. «Il plurilinguismo fu instaurato nel 1848 dai padri della Costituzione della Confederazione Svizzera ed era considerato come irrinunciabile per la coesione del Paese», si legge nel testo che sottolinea la preoccupazione di molti italofoni per il «deprezzamento dell’italiano in Svizzera» che sarebbe «una netta violazione della Costituzione della Confederazione».
Il 30 novembre scorso c’è stato poi un altro passaggio: al liceo artistico di Zurigo si è svolta l’assemblea costituente del “Forum per la salvaguardia della lingua italiana”. Per la prima volta, la comunità di italofoni in Svizzera è così uscita dal “guscio” ticinese e grigionese per unire con lo spirito della rete quanti parlano italiano sopra e sotto la linea del Gottardo. Tra poco si saprà l’esito della petizione, che ha già raccolto centinaia di firme.
«Si rischia realmente un circolo vizioso, se non si fa qualcosa – dice la professoressa Terzoli – Rischiamo di subire lo strapotere dell’inglese. E non è un caso che abbiamo voluto intitolare la nostra iniziativa all’insegna di un neologismo: “italicità”. La lingua è un fatto di cultura, e riguarda anche noi italiani: lo dico da persona che ha la doppia cittadinanza. Inoltre dobbiamo renderci conto che in Svizzera gli italofoni si sono progressivamente acculturati nel corso degli anni, e quindi rappresentano una notevole forza del Paese: oltre ai Ticinesi, in tutta la confederazione sono mezzo milione, stando al censimento del 2000».
Maria Antonietta Terzoli, che sta concludendo per Garzanti un ponderoso commento al Pasticciaccio di Gadda, conclude con un episodio legato all’offerta didattica basilese (nella città che la riguarda personalmente: «Nella mia università il master in Scienze Letterarie è stato presentato in tre lingue: francese, tedesco e inglese. Ho chiesto di inserire anche l’italiano, ma nella votazione ho perso. È un fatto sintomatico. Se l’italiano non è tutelato per legge, perderà terreno. In Svizzera qualcuno dice persino che le facoltà che si occupano di temi italiani dovrebbero essere relegate in Ticino: sarebbe un ghetto, sarebbe insensato. Ma questo è il clima del dibattito».

Lorenzo Morandotti

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