Il futuro per il Lario può essere roseo. Ma occorre rimboccarsi le maniche e avere una visione, in chiave digitale ma senza dimenticare l’antica arte del “fare” che contraddistingue l’impresa comasca tradizionale, nel tessile e nel legno-arredo. Fabio Porro, il presidente di Unindustria, ieri all’assemblea generale tenutasi ieri a Villa Erba ha richiamato il territorio ai suoi doveri nei confronti delle prossime generazioni. A partire dalle imprese, che si trovano a vivere la doppia sfida della crisi e della digitalizzazione crescente, tra robotica e presenza sempre più invasiva di Internet.

E lo ha fatto di fronte a una platea di 500 persone, dove sono intervenuti il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’assessore regionale all’Università, Ricerca e Open innovation Luca Del Gobbo e personalità dell’imprenditoria e della ricerca orientate al futuro come l’amministratore delegato di Google Italia Fabio Vaccarono e l’esperto di robotica Lorenzo De Michieli, direttore del dipartimento di “Rehab Technology” dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

«Il futuro è oggi!» è il motto con cui Porro non ha mancato di richiamare all’ordine Como e i suoi amministratori: «Un territorio nel quale la città capoluogo deve tornare a svolgere un ruolo di leadership offrendo un progetto che permetta un rilancio complessivo che vada al di là dei suoi rigidi confini amministrativi». Sul Lario per Porro «deve prevalere, in ogni azione amministrativa, il fine della coesione sociale, della valorizzazione della diversità come arricchimento culturale, della tutela e crescita della qualità ambientale». Anche Como insomma non può esimersi dal scegliere il proprio futuro. Porro invita a prendere a modello «città medio-piccole che scalano le classifiche delle smart cities e dell’attrattività. Sono città giovani, universitarie, sostenibili, paradisi dell’efficienza e quasi completamente digitalizzate». I nomi? «Tallin in Estonia, Lubiana in Slovenia, Friburgo in Germania, Anversa in Belgio». Proporre un territorio «attraente». È questo che gli imprenditori chiedono alla politica, in primis al futuro sindaco di Como: «Per avere futuro, una città, come del resto un’azienda, deve riuscire a trattenere le proprie migliori risorse e ad attrarne di nuove. Al prossimo sindaco chiediamo una cosa molto semplice: investiamo seriamente sull’attrattività per riuscire a competere, anche in modo sinergico, con tutte quelle città del mondo che si legano per scambiare progetti, idee, risorse, persone, creatività».

Con un richiamo alla saggezza dell’ateniese Pericle, padre della democrazia greca, che invitava a prepararsi al futuro per non esserne travolti, Porro ha offerto la collaborazione piena di Unindustria se Como saprà imboccare tale strada». Che dovrebbe coinvolgere l’urbanistica: «Ci sono città in ogni parte del mondo che hanno completamente cambiato il loro destino grazie alla rigenerazione di alcuni quartieri divenuti il loro simbolo, la loro bandiera. Pensiamo a ComoNExT a Lomazzo o a strutture analoghe sorte a Milano e Torino come Copernico o Talent Garden. Si tratta di iniziative potentissime che in pochi anni hanno creato le condizioni ideali, l’humus, per la nascita di nuova imprenditorialità e assunzioni di giovani di talento».

Il momento può essere propizio, la tecnologia può dare una mano anticrisi. A patto di formare lavoratori competenti e aggiornati. Il che non significa dimenticare la vocazione manifatturiera del territorio. «L’Italia e l’Europa sono leader mondiali in molti settori – ha ricordato Porro – come i settori apparentemente più tradizionali come tessile-abbigliamento, legno-arredo, meccanica di base, servizi e turismo». Per vincere la sfida della competitività globale dobbiamo però risolvere seriamente il « gap infrastrutturale»: «Abbiamo ancora troppe opere pubbliche a cui occorre manutenzione straordinaria o che devono essere completate come, per restare al nostro territorio, la tangenziale di Como e la Pedemontana. Abbiamo necessità di accorciare i tempi, ancora troppo lunghi, che servono per percorrere i pochi chilometri che separano i capoluoghi della Lombardia». E l’altro grande fardello irrisolto è la burocrazia: «È assurdo che nelle nostre aziende dobbiamo dedicare persone a sciogliere gli intricati nodi degli adempimenti burocratici. Provate a chiedere a un imprenditore cosa desideri maggiormente dallo Stato, dategli solo una possibilità. Difficilmente risponderà che vuole un contributo economico. La maggior parte sarà unanime nell’affermare che vuole essere messa nelle condizioni per lavorare. Che vuole competere ad armi pari con le aziende di altri Paesi che non sono afflitte da pesanti oneri burocratici». E ha lanciato un appello concreto ai parlamentari e ai consiglieri regionali: «Nel 2021 l’Europa riaprirà le valutazioni per concedere alle nazioni nuove aree di Economia Speciale. Il nostro territorio ne ha i requisiti. Un territorio con semplificazioni burocratiche per le imprese e tassazioni contenute per i nuovi insediamenti diverrebbe estremamente competitivo».

Lorenzo Morandotti

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