Uova contaminate, allarme anche sul Lario da quando è scoppiato lo scandalo delle uova contaminate dal fipronil, un insetticida considerato «moderatamente tossico» per l’uomo. Partito dal Belgio e dall’Olanda, è divenuto un problema europeo con l’arrivo di partite contaminate in Germania, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna e Lussemburgo. È notizia di ieri che le autorità sanitarie hanno sequestrato in Italia alcuni prodotti provenienti da un’azienda francese che aveva usato le uova di uno degli allevamenti olandesi coinvolti nell’uso del fipronil. I prodotti per fortuna non sono mai stati messi in commercio nel nostro Paese come ha precisato il nostro ministero della Salute. «Invitiamo ad acquistare solo uova prodotte in Italia», dice a tutela dei consumatori e per tranquillizzare le famiglie il presidente della Coldiretti di Como e Lecco Fortunato Trezzi, che precisa come la filiera lariana sia del tutto esente da contaminazioni. Le uova di gallina hanno un sistema di etichettatura obbligatorio a livello europeo che consente di distinguere sia il tipo di allevamento, sia il luogo di provenienza.

«Per fortuna la tracciabilità prescritta ci mette al riparo da insicurezze – dice Fortunato Trezzi – Molte aziende nel nostro territorio garantiscono l’impiego di una “filiera chiusa”cioè producono in proprio i mangimi che vengono dati in pasto alle galline ovaiole, questo permette di mettersi al riparo rispetto ad eventuali contaminazioni esterne. Sul piano quantitativo la nostra produzione avicola non è certo ai livelli di certi territori d’eccellenza italiani come il Veronese, ma ci difendiamo a testa alta e non abbiamo nulla da invidiare in termini di sicurezza. Invito tutti quindi a preferire il prodotto italiano che garantisce controlli puntuali e frequentissimi su tutto il circuito produttivo». Ricordiamo che il codice identificativo impresso su ogni uovo permette di conoscere la filiera di produzione: una sorta di carta di identità che permette la tracciabilità del prodotto.